L’incendio che ha devastato un’ampia porzione di Lama Martina avrebbe potuto trasformarsi in una tragedia ben piĂą grave. Le fiamme, alimentate dal vento e dalla vegetazione secca, hanno minacciato da vicino le numerose abitazioni che sorgono sul margine della lama, mettendo a rischio persone, case e uno dei principali polmoni verdi della cittĂ . Alla fine, grazie all’intervento dei Vigili del Fuoco, della Polizia Locale, delle aziende intervenute con autobotti e di decine di cittadini volontari, il peggio è stato evitato. Ma la sensazione condivisa da chi ha vissuto quelle ore è una sola: è andata bene, e non era affatto scontato.
A confermare la gravitĂ della situazione è arrivata anche l’ordinanza contingibile e urgente firmata dal sindaco il 12 luglio 2026, con la quale è stata disposta la chiusura totale e temporanea di tutti gli accessi a Lama Martina a tutela della pubblica incolumitĂ . Nel provvedimento si evidenzia come l’incendio abbia provocato gravi danni al patrimonio arboreo e ambientale e come le elevate temperature sviluppate durante il rogo abbiano compromesso la stabilitĂ di numerosi alberi e della vegetazione, creando un concreto rischio di improvvise cadute di rami, alberi e altri materiali resi instabili dall’azione del fuoco. Per questo motivo l’accesso all’area resterĂ vietato fino al completo ripristino delle condizioni di sicurezza.
Nelle testimonianze raccolte nelle ore successive emergono paura, rabbia e anche gratitudine. Gratitudine verso chi ha operato senza sosta per contenere il fronte del fuoco, ma anche consapevolezza che quanto accaduto imponga una riflessione seria sulle condizioni in cui versa Lama Martina e sulla capacitĂ della cittĂ di affrontare emergenze di questo tipo.
Tra gli aspetti che meritano di essere approfonditi vi è l’origine dell’incendio. Al momento saranno le autoritĂ competenti ad accertarne le cause, ma in molti non escludono la pista dolosa. Non è del tutto escluso l’azione di un piromane che avrebbe potuto approfittare dell’intensitĂ del vento registrato proprio in quelle ore, scegliendo il momento piĂą favorevole perchĂ© le fiamme si propagassero rapidamente. Si tratta, allo stato attuale, di una semplice ipotesi che richiede riscontri e non può essere considerata un fatto accertato.
Se le cause restano da chiarire, le criticitĂ strutturali erano invece note da tempo. La Regione Puglia aveva giĂ dichiarato lo stato di grave pericolositĂ per gli incendi boschivi nel periodo compreso tra il 15 giugno e il 15 settembre. Eppure, secondo numerose testimonianze, gli interventi di sfalcio della vegetazione sarebbero iniziati soltanto nei giorni immediatamente precedenti l’incendio e in maniera incompleta, lasciando vaste aree con erba alta e residui secchi facilmente infiammabili.
Anche sul fronte della pianificazione le criticitĂ non erano nuove. GiĂ nel 2023, durante l’iter del progetto di riqualificazione del parco finanziato con fondi PNRR, furono presentate osservazioni chiedendo chiarimenti su idranti, accessibilitĂ , manutenzione, illuminazione, viabilitĂ e sicurezza. Questioni che, alla luce di quanto accaduto, tornano con forza al centro del dibattito.
Le operazioni di spegnimento hanno inoltre evidenziato difficoltĂ di accesso ai punti piĂą critici della lama. Mancano percorsi utilizzabili come vere strade tagliafuoco e punti dedicati di approvvigionamento idrico. Alcuni cittadini hanno inoltre segnalato la presenza di un traliccio elettrico che potrebbe limitare l’impiego di mezzi aerei nelle operazioni antincendio.
La stessa ordinanza comunale richiama espressamente la necessitĂ di impedire l’accesso all’area fino al ripristino delle condizioni di sicurezza, riconoscendo che permane un pericolo attuale per la pubblica incolumitĂ . Un elemento che conferma come l’emergenza non si sia conclusa con lo spegnimento delle fiamme, ma richiederĂ verifiche tecniche, interventi di messa in sicurezza e un attento monitoraggio del territorio.
Da questa emergenza emerge con forza la necessitĂ di gestire il parco-lama su due piani differenti. Da una parte serve un piano di manutenzione ordinaria continuo, fatto di pulizia, monitoraggio e gestione della vegetazione; dall’altra occorre un vero piano di sicurezza che affronti sia il rischio incendi sia quello idrogeologico, prevedendo idranti efficienti, accessi dedicati ai mezzi di soccorso, percorsi utilizzabili anche come fasce tagliafuoco e sistemi di videosorveglianza.
Ma forse la riflessione piĂą importante riguarda la cultura della protezione civile. L’emergenza ha mostrato una straordinaria partecipazione spontanea della cittadinanza, ma ha anche evidenziato quanto sia rischioso affidarsi all’improvvisazione quando possono essere in gioco vite umane.
Accanto alle associazioni di volontariato giĂ operative e organizzate, la cittĂ dovrebbe dotarsi di un nucleo di cittadini appositamente formato dalla Protezione Civile comunale: persone preparate, addestrate e periodicamente aggiornate, da attivare in caso di incendi, alluvioni o altre emergenze. Un organismo previsto e giĂ presente in molte realtĂ italiane, capace di affiancare le strutture operative senza sostituirle.
Investire in questo tipo di volontariato, lontano da sigle e divise, significherebbe anche coinvolgere le nuove generazioni, promuovendo tra i giovani il senso di appartenenza, la cultura della prevenzione e la difesa dei beni comuni. Perché la protezione di un territorio non si costruisce soltanto quando scoppia un incendio, ma soprattutto nei mesi e negli anni che lo precedono.
Lama Martina non è soltanto un’area verde: è uno spazio di vita, di sport, di socialitĂ e di educazione ambientale.
L’incendio lascia una ferita profonda, ma offre anche un’occasione: trasformare una giornata che avrebbe potuto avere conseguenze drammatiche nel punto di partenza per costruire una cittĂ piĂą preparata, piĂą sicura e piĂą consapevole. L’ordinanza di chiusura dell’area ricorda che le conseguenze del rogo non si esauriscono con lo spegnimento delle fiamme. La vera sfida inizia adesso: mettere in sicurezza Lama Martina, prevenire nuovi rischi e fare in modo che quanto accaduto diventi una lezione da cui ripartire. PerchĂ© la prossima volta la fortuna potrebbe non bastare.



























