In seguito agli eventi meteorologici che hanno colpito Molfetta nelle ultime ore, emergono con forza le criticità legate al progetto del cosiddetto “parco urbano” realizzato nell’area di Lama Martina.
Una situazione che, come più volte denunciato dal Comitato di quartiere Madonna della rosa comparto 4/5/6/7/8/9, mette in luce problemi di sicurezza, e un uso discutibile dei finanziamenti pubblici.
1. Opere realizzate in contrasto con l’Autorità di Bacino
L’Autorità di Bacino aveva espresso diniego formale alla realizzazione di strutture all’interno dell’alveo della Lama Martina, prescrivendo in modo chiaro che l’area dovesse essere mantenuta libera per garantire il corretto deflusso delle acque in caso di piena.
Nonostante ciò, l’amministrazione decaduta ha autorizzato la realizzazione di pedane, passerelle e altri elementi infrastrutturali in piena violazione del quadro normativo e delle direttive tecniche. Un comportamento grave, che oggi si rivela per ciò che è: un rischio concreto per la pubblica incolumità.
L’alluvione di queste ore ha dimostrato che tali strutture, anziché essere “elementi sostenibili”, hanno rischiato di ostacolare il regolare deflusso, mettendo in pericolo il ponte Schiva Zappa e, di conseguenza, l’intero quartiere Madonna della Rosa.
2. Un progetto definito “parco urbano” che ignora la natura e la funzione della Lama
Il progetto iniziale, elaborato con contributo del Comitato di Quartiere Madonna della Rosa e basato su criteri ecocompatibili, prevedeva interventi leggeri e non invasivi, compatibili con il vincolo idrogeologico dell’area.
Con successivi atti amministrativi, l’intervento è stato trasformato in un parco urbano con infrastrutture incompatibili con l’ecosistema della lama e in contrasto con norme e prescrizioni.
Un cambio di rotta arbitrario, mai condiviso con i residenti, che ha prodotto un’opera non sicura e potenzialmente dannosa.
3. Finanziamenti PNRR utilizzati senza raggiungere lo scopo ultimo del progetto
Le risorse stanziate nell’ambito del PNRR avevano come obiettivo la rigenerazione dell’area nel rispetto delle normative di sicurezza e tutela idraulica.
La mancata osservanza delle prescrizioni dell’Autorità di Bacino e la realizzazione di opere non conformi sollevano interrogativi gravi sulla corretta esecuzione del progetto e sulla reale efficacia dell’investimento.
Oggi, di fronte a un’opera che non risponde al principio fondamentale della sicurezza e che necessita già di verifiche, adeguamenti o rimozioni, si pone un interrogativo netto: chi risponderà dell’inefficacia e della pericolosità di interventi finanziati con fondi pubblici?
4. La priorità: la sicurezza dei cittadini
Alla luce dei fatti, si chiede immediatamente: un sopralluogo tecnico urgente per valutare la stabilità e la sicurezza delle strutture realizzate; la verifica della conformità delle opere rispetto al diniego dell’Autorità di Bacino e al quadro normativo vigente; l’accertamento delle responsabilità amministrative e tecniche per scelte che hanno potenzialmente compromesso la sicurezza della città; una revisione del progetto, con eventuale rimozione delle opere incompatibili e il ripristino delle condizioni di sicurezza idraulica.
La tutela dell’incolumità pubblica non può essere sacrificata a logiche politiche o progettazioni approssimative.
Lama Martina deve tornare a essere un luogo sicuro, naturale e rispettato, non un laboratorio di sperimentazioni improprie.
Il Comitato di Quartiere Madonna della Rosa Comparto 4/5/6/7/8/9






























