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L’altra Molfetta, autonoma e scomoda

In poche parole: chi cerca un giornale docile, obbediente e disponibile, può guardare altrove o lo cerchi da un’altra parte

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In questi giorni in cui la campagna elettorale per le amministrative di Molfetta si rimette in moto, vale la pena fermarsi un momento per mettere a fuoco ciò che spesso qualcuno finge di non vedere o di non capire.
L’altra Molfetta è, e continuerà a essere, una testata indipendente. Indipendente sul serio, perché non c’è un editore nascosto, non c’è un finanziatore interessato, non c’è un candidato da spingere o un avversario da colpire. C’è solo un giornale che cerca, pur tra tante difficoltà e ristrettezze, di vivere del proprio lavoro, del proprio rigore e della propria coscienza. Chi preferisce immaginare dietro le quinte un qualche burattinaio, lo fa perché ha bisogno di giustificare, soprattutto a se stesso, un modo distorto di guardare alla stampa e, spesso, alla città.
Le pagine della testata restano aperte a tutti. Ai cittadini, alle associazioni, alle forze politiche, ai comitati. La pluralità non ci spaventa, anzi, da sempre è l’unico ossigeno che siamo disposti a respirare. L’altra Molfetta non teme il confronto, non seleziona le opinioni in base alla convenienza, non filtra il dissenso. Una comunità è viva quando sa ascoltarsi, non quando pretende di ammutolire chi non applaude.
C’è poi un punto che vale la pena ribadire perché la memoria in città è spesso corta, a differenza della lingua o delle dita sulle tastiere. Quando il giornale ha attraversato una fase difficile, quando la sua chiusura era più di un’ipotesi, a salvarlo non sono stati né i partiti né i padroni. Sono state le mie risorse personali, il mio impegno e la mia responsabilità. Oggi, da direttore ed editore, il mio unico “interesse” è rimasto quello di stare dalla parte della città. Non dalla parte di questo o quel gruppo, ma dalla parte di Molfetta, dei suoi problemi, delle sue ambizioni, delle sue stanchezze e delle sue necessità.
Non ho tessere in tasca né intenzione di averne. Non siedo in salotti politici, non rispondo a circuiti di amicizie da proteggere, non mi interessa la logica del con chi stai?. Ma osservo, ascolto e scrivo per conto di quei cittadini liberi che non hanno e che non vogliono porte girevoli a cui bussare, e che non si riconoscono nei piccoli cerchi del potere di prossimità. È a loro, solo e soltanto a loro, che rispondo.
Dunque, non ho pregiudizi da coltivare né bandiere da esibire. E che sia chiara una cosa, una volta per tutte: non mi ritengo né di destra né di sinistra, oggi più che mai. Perché la vera distinzione non è ideologica ma metodologica, sta tra chi persegue con serietà e trasparenza il bene comune e chi, invece, considera la politica un’occasione per costruire protezioni e rendite. Io starò sempre dalla parte dei progetti utili, degli interessi collettivi, della città bisognosa. Difenderò sempre la legalità, la coerenza e la rettitudine. E continuerò a farlo, soprattutto, anche quando questo infastidisce.
L’altra Molfetta, infine, non è riconducibile a nessun perimetro, a nessuna coalizione, a nessun patto di sottobanco. Chi la vuole incasellare lo fa perché ha qualcosa da proteggere, non certo perché ha capito la nostra storia. La libertà, a Molfetta, può dare fastidio ma resta l’unico modo dignitoso per fare informazione.
Chi cerca un giornale docile, obbediente, disponibile e piegato agli interessi di turno, può guardare altrove o lo cerchi da un’altra parte. Chi, invece, vuole una voce libera e autonoma, sa già dove trovarci.
Parola mia.

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