Oggi e domani Molfetta torna alle urne, e così dieci anni stanno per chiudere una stagione che ha pesato sulla città e sulle sue prospettive. Adesso la domanda è questa: quale futuro vuole Molfetta?
La risposta che gli elettori daranno nelle prossime ore è già, in parte, scritta nei numeri del 24 e 25 maggio. Manuel Minervini è arrivato al ballottaggio da candidato che ha convinto perché ha raccolto quasi duemilacinquecento voti in più di quelli che le sue stesse liste avevano prodotto, segno che molti molfettesi lo hanno scelto come sindaco prescindendo dall’appartenenza di lista, per fiducia diretta, personale, insostituibile. Quasi novecento cittadini si sono recati alle urne pensando solo a lui, senza identificarsi in alcuna lista.
Pietro Mastropasqua arriva al ballottaggio con un risultato che non va sminuito. Ha costruito in anni di lavoro politico una rete di consenso reale, ottenendo il totale di voti di coalizione più alto tra tutti e tre i candidati. Chi lo ha sostenuto lo ha fatto con convinzione, e quella convinzione merita rispetto. Eppure i numeri raccontano anche una storia più complicata perché quasi tremila elettori delle sue stesse liste hanno scelto di non trasferire la croce sul suo nome come sindaco. Un voto disgiunto silenzioso, che non nega il valore della sua candidatura, ma pone una domanda aperta sulla distanza tra la forza della coalizione e la proiezione personale del candidato. È una domanda a cui solo il ballottaggio potrà rispondere.
Oggi, tuttavia, si deve scegliere tra due idee di città. Tra una città che prova a voltare pagina davvero, e una che rischia di ritrovarsi a rileggere probabilmente le stesse pagine. Sarà il risultato di domani pomeriggio a dirci se Molfetta avrà scelto il nuovo Minervini o il vecchio Minervini con i riccioli di Mastropasqua.
In bocca al lupo a entrambi i candidati!



























