La notizia è di quelle che, di prima mattina, agitano i pensieri, li sconvolgono, ma che li rattristano pure. La Procura di Trani attraverso la gip Marina Chiddo ha chiesto per Tommaso Minervini un interrogatorio preventivo, oltre che gli arresti domiciliari. La vicenda, nei dettagli, la lasciamo alle carte della stessa Procura. Almeno per il momento. C’è, tuttavia, un aspetto non secondario che vale la pena evidenziare. Anzi, è lo stesso Minervini a sottolinearlo: «Spero di non essere bersaglio di comportamenti di “sciacallaggio” mediatico».
Il rischio c’è, ed è grande. Ma dobbiamo ricordarcelo, ne vale la pena, che è la nostra Costituzione all’articolo 27 a garantire che “l’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva”. Ci troviamo di fronte al classico principio giuridico della cosiddetta presunzione di innocenza. Vale per tutti e deve valere per tutti: anche per il nostro Sindaco.
In queste ore ci saranno tante mani pronte a raccogliere le pietre, ma la prima, quella di evangelica memoria, chi veramente ha il coraggio di scagliarla?
Carissimi tutti, purtroppo devo darvi una brutta notizia.
Dopo lunghi anni di indagini, mi hanno notificato un avviso di comparizione per il 2 maggio p.v. di fronte al Gip di Trani ove, unitamente ad altri dovrò essere interrogato “preventivamente” in relazione a vicende amministrative con riferimento alle quali la Procura chiede misure cautelari.
Sono profondamente addolorato e mortificato per quanto accaduto perché, a giudicare dalle contestazioni a me elevate, vengono letti in chiave di penale rilevanza fatti e circostanze della gestione politico-amministrativa della città che, invece, ad una lettura semplice e lineare, disvelano condotte svolte sempre nell’interesse della collettività e poste in essere, paradossalmente, proprio per evitare le collusioni e le irregolarità di cui mi si accusa.
Spero, pertanto, di non essere bersaglio di comportamenti di “sciacallaggio” mediatico in quanto sapete benissimo voi tutti, così come l’intera cittadinanza, che ho sempre agito nell’interesse pubblico e non mi sono mai appropriato di un solo centesimo ne’ per me, ne’ per altri. Avrò anche questa volta, statene certi, la forza d’animo, datami dalla onestà intellettuale con la quale ho sempre agito, di rappresentare tutto al Giudice ed agli organi di Giustizia, nella quale continuo a credere con rispetto e fiducia, dimostrando con elementi concreti la correttezza di ogni procedimento, mio e dell’apparato comunale.
Confido, ed auspico, di poter risolvere quanto prima ogni profilo di questa incresciosa ed imbarazzante situazione.



























