Guidare una diocesi che ha conosciuto un “santo” è un compito che nessuna scuola di teologia insegna ad affrontare. Puoi studiare il Diritto Canonico, la Teologia Pastorale, la Storia della Chiesa locale, ma non esiste un manuale che ti dica come entrare nella Cattedrale dove don Tonino Bello ha predicato o sederti sulla sua Cattedra e rimanere te stesso. Anzi, che ti dica se sia giusto, lecito, persino possibile, rimanere te stesso. O se, invece, la grandezza di ciò che ti precede non imponga, silenziosamente, di diventare qualcos’altro. È questa la sfida più silenziosa e più profonda che Mons. Domenico Basile si trova ad affrontare da quando, il 22 aprile scorso, ha varcato per la prima volta da Vescovo la soglia della Cattedrale di Molfetta. Non la complessità amministrativa di una dioc...
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