La forza dell’intreccio

Bab-El, da cui la parola Babele o Babilonia, significa esattamente Dio confonde, meglio ancora Dio mischia. Conosciamo tutti la storia di Babele con la sua torre che ha come piedistallo la terra per toccare il cielo con la sua punta. Espressione questa del desiderio umano di raggiungere Dio, ergersi perché tocchi il Signore. Peccato di presunzione? Mania di grandezza? Direi semplicemente desiderio di Dio. L’uomo di sempre vuole raggiungere Dio, ha il desiderio innato di toccare il vertice della sua umanità nella pienezza della felicità. 
Dio mischia, dunque, non per confondere ma per arricchire. Se con la storia della torre di Babele, raccontata nella prima lettura, l’uomo manifesta il suo desiderio quasi omologato, il Signore arricchisce culture e tradizioni mischiandole tra loro. Non una lingua, non una tradizione, non un popolo, non una cultura, ma tutto moltiplicato all’ennesima potenza. La vera realizzazione umana si completa nella ricchezza e nella varietà degli incontri con altre realtà. È questa la grazia della Pentecoste che oggi festeggiamo. È la grazia delle culture che si incontrano, delle tradizioni che si intrecciano, delle lingue che si comprendono, dei popoli che si uniscono, delle terre che si rispettano. Pentecoste è la gioia dell’incontro che avviene nella diversità che arricchisce il mondo.
Pentecoste è la logica dell’intreccio dei carismi di ciascuno per metterli a disposizione del bene di chiunque.
Pentecoste è la storia di amore tra culture che si avvicinano per conoscersi e progredire insieme sulla via della pace.
Pentecoste è un canovaccio i cui fili delle tradizioni si sovrappongono per formare la tela della comunione.
Pentecoste è la forza dei pensieri che si rispettano e vengono condivisi per tracciare inedite mappature per un’umanità nuova.
Pentecoste è il forte desiderio di voler incontrare gli altri per costruire non torri fortificate ma case di fraternità.
Pentecoste è la varietà dei doni di tutti per un mondo che si dipinge di amore. Non un’accozzaglia, ma la forza dell’incontro e dell’intreccio. 
La Pentecoste ci insegna il mestiere dell’intreccio, come chi fabbrica l’impagliatura delle sedie o le stuoie di paglia, per generare un mondo unito nella bellezza e nella diversità di ciascuno e di tutti. 

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