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La festa della Madonna dei Martiri nel 1887

Un contributo di Corrado Pisani

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Una cronaca scritta al giornale Libertà Cattolica dal sacerdote Giosuè Miranda (originario di Secondigliano), parroco della parrocchia Maria Santissima Assunta in Cielo della città di Miano (quartiere di Napoli), pubblicata sul n° 2 del 6 Ottobre 1877 del settimanale religioso “IL DIVIN SALVATORE”, documenta lo svolgimento della festività celebrata l’8 settembre di quello stesso anno a Molfetta.
I fatti riferiti dal Parroco Miranda (che qui riporto integralmente) aiutano a capire il sentimento religioso che permeava la nostra comunità all’epoca:
«Era l’una e mezzo p.m. quando il colpo del cannone annunziava l’uscita della prodigiosa statua della Madonna de’ Martiri dalla sua chiesa, un mezzo miglio distante dall’abitato, onde recarsi, per mare, alla città. Allora gli sguardi tutti dalla gran piazza, dalla riviera, dai palaggi si rivolsero verso la spiaggia marittima.
Due grandi barche da pesca, congiunte insieme e parate a festa, avevan l’onore di trasportare quella bella Immagine, poggiata sur una piramide indorata, in mezzo ad un panneggio costruito su di essa, a foggia di elegante padiglione, arricchito di svariate bandiere. Nelle medesime, i Rev.di Rettore e Vice-Rettore, colla deputazione di quella Chiesa, ed un numero di fedeli corteggiavano la Vergine SS., e la banda musicale faceva continuamente echeggiare quell’aria dei suoi armoniosi concenti. Due altre barche, con esperti marinari, precedevano e tiravano pel designato sentiero le barche del trionfo; altre numerose le fiancheggiavano, le seguivano, tutte piene di fervorosi devoti, che inneggiavano alla loro Regina. Un centinaio di uomini di ogni età, movendosi a nuoto dal lido, correva all’incontro del nobile corteo, e raggiuntolo, ed avviticchiatisi quei nuotatori alle due barche della festa, sembravano tanti genii, che circondavano e sorreggevano colle braccia l’Arco del Trionfo.
Il grido universale di gioia, che echeggiava per tutta quella spiaggia; il fragore degli spari dei bastimenti; il suono festoso delle campane di due vascelli francesi, ivi ancorati, rendevano più brillante l’ingresso della Regina dei Martiri nel porto di Molletta.
Giunta poi al lido, il suono festoso contemporaneo dei sacri bronzi di tutte le chiese, lo sparo di bengala e di bombe-carte, annunziavano che la Madonna dei Martiri, poggiata a terra, e presa nelle spalle da devoti marinari, era sulle mosse di girare per la città.
Dapprima uno stendardo, poi la croce ad asta, seguita da 330 donne di ogni età e condizione, che, con cereo ad una mano e con la corona all’altra, incedevano a coppie, con grande modestia e devozione, recitando a bassa voce il santo rosario; similmente 22 coppie di uomini, recitando pur essi la corona colla medesima edificazione. Venivano dappoi le dieci confraternite colle rispettive insegne, ciascuna preceduta dal proprio stendardo e croce ad asta. Otto festoni con grandi lampadari, ornati magnificamente di basilico, tramezzato di floridi oleandro, circondavano la bella statua della Madonna, ricca di svariati numerosi donativi di oro, offerti dai devoti per le grazie ricevute; ombreggiata da magnifico pallio, sostenuto da sei distinti gentiluomini; seguita dai R.di Rettore e Vice-Rettore, in mezzo ai deputati della festa, tutti con cerei accesi, dalla banda musicale e da un numero sterminato di devoti, che a capo scoperto chiudevano la devotissima processione, la quale dopo girata per la città tutta, tra il continuo suono dei sacri bronzi e non interrotto sparo dei fuochi artificiali, ritornava, ad un’ora e mezzo di notte, alla sua Chiesa.
Tutta quella comitiva accomiatata dal Ministro di Dio, alla cui parola rispondeva con un grido universale di preghiera mista di pianto, e confortata colla benedizione di Gesù in Sacramento, entusiasmata ritornava nella città. Ivi luminarie a cristalli, massime dalla chiesa del Purgatorio, lungo la strada del Duomo, per la piazza in sino allo spiazzo della marina; fuochi di bengala in grandissima quantità; un’alzare di (palloni) areostatici senza numero, e gli armoniosi concerti di quella banda musicale, mettevano termine alla solenne annuale festività, che Molfetta celebra in onore della sua Regina dei Martiri; mentre allietavano un popolo sterminato, che tra cittadini e forestieri venuti da Terlizzi, Giovinazzo, Bisceglie, Ruvo, Quarale (intendi Corato) ed altri limitrofi e lontani paesi, certo ascendeva ad un quarantamila e più persone. È sorprendente che tra tanta gente non un disordine, non una dissenzione, nè un minimo disturbo.
Se tanto affetto e devozione si ammirava in città, immagini chi può il raccoglimento ed il fervore di quei devoti in chiesa nel corso della preceduta novena e nel dì della festa! Io per me sono stato testimone, ed oltre ogni credere edificato, quando nella dimani ho avuto il contento di offrire l’incruento sacrificio all’altare della Regina dei Martiri. Con mia grande soddisfazione ho veduto quel popolo intervenire alle sacre funzioni, partecipare alla mensa eucaristica, offrire donativi, e prostrarsi ossequioso innanzi alla prodigiosa Immagine
».

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