Indagare sulle origini della prima cappella di Santo Stefano non è semplice, poiché il sacco del 1529 causò la distruzione o la dispersione di gran parte dei documenti conservati negli uffici pubblici, nelle chiese, nell‘Università e nei palazzi privati della città. La chiesa fu edificata nel 1264 dai Templari e sorgeva tra Santa Maria Maddalena o della Pietà e la SS. Trinità; l’identificazione con l’attuale sagrestia è confermata dalle strutture murarie e dalla copertura a crociera, tipicamente medievali e analoghe a quelle delle prime due campate della vicina chiesa della SS. Trinità. Non risultano altri edifici cittadini dedicati a Santo Stefano, e proprio tale titolazione costituisce un ulteriore elemento di identificazione e datazione. A partire dalla prima Crociata si avvertì, infatti, l’esigenza di assistere pellegrini e crociati lungo l’itinerario costiero verso la Terra Santa, dove ordini come i Templari e i Teutonici edificarono chiese, ospizi e ospedali. La dedicazione a Santo Stefano si lega alla sua venerazione quale protettore dell’Ordine dei Gerosolimitani. Considerata, inoltre, la pergamena dell’agosto 1286 del Codice Diplomatico Barese, la costruzione della primitiva chiesa deve collocarsi in epoca anteriore a tale data. L’edificio originario coincideva con l’attuale sagrestia e solo nel XV secolo fu ampliato parallelamente alla strada, inglobando parte dell’area adiacente e destinando la cappella primitiva a sagrestia.
Durante il sacco di Molfetta del 1529 la chiesa non fu distrutta, ma riportò danni rilevanti al tetto ligneo, ai muri e agli altari. Nuovi elementi emersero nel 1964-65, quando lavori di restauro portarono alla luce resti murari databili tra XII e XIV secolo, strutture portanti che dall’attuale pilastro centrale si sviluppano parallelamente a via Dante verso la sagrestia e un muro curvilineo ben conservato, con convessità verso la sagrestia, raccordabile a settentrione con tali resti e a mezzogiorno con il muro perimetrale presso l’altare maggiore, confermando l’ipotesi di un manufatto preesistente esteso verso levante.
La chiesa attuale fu ultimata nel 1586, come attesta la lapide sul portale, pur avendo subìto nel tempo aggiunte e modifiche interne ed esterne; la facciata appare incompleta, priva della zona di ponente che avrebbe dovuto raccordarsi con la parte centrale più elevata, e non si conoscono le ragioni della mancata realizzazione integrale del progetto che prevedeva l’inglobamento della sagrestia nello spazio compreso tra la SS. Trinità a levante, la strada a settentrione e la proprietà del Monte di Pietà a ponente. Il prospetto in pietra locale presenta caratteri compositi: richiami tardo-rinascimentali nella parte medio-alta ed elementi barocchi in quella inferiore; è del tipo “a edicola”, derivato dal modello “alla romana”, articolato in tre ordini con quello centrale più alto, decorato da motivi geometrici e da una cornice ad arco a tutto sesto con rosone, mentre nel timpano si apre una finestra strombata e un’iscrizione ricorda le offerte dei fedeli e il contributo di quattro ducati dell’Università di Molfetta, inizialmente destinati al completamento del tetto ligneo ma impiegati per la facciata, sostituendo poi la copertura con due cupole in muratura; ai vertici del timpano tre piedistalli avrebbero dovuto accogliere altrettante statue, mai collocate nonostante nel 1886 il sindaco avesse proposto di donare le statue della Madonna dei Martiri, di San Nicola e di San Corrado provenienti dalla torre dell’orologio.
L’ordine inferiore comprende il portale bugnato con timpano spezzato e lapide-cartiglio, sormontato da un’anfora con pietre informi, corona nobiliare e motto riferito al martirio del Santo, elementi che costituiscono lo stemma della confraternita; un’iscrizione sull’architrave della porticina verso levante esprime l’orgoglio per l’opera compiuta. Il campanile, probabilmente sostitutivo di una struttura precedente, termina con cuspide piramidale ottagonale rivestita di piastrelle policrome dal gusto orientale, sostituite nel 1959 per deterioramento. L’interno presenta impianto asimmetrico con navata principale più ampia e alta, navata laterale a levante e sagrestia come corpo complementare; la navata maggiore è coperta da due cupole in asse, la prima dodecagonale con lucernario e la seconda circolare, entrambe impostate su tamburi finestrati, mentre la navata laterale ha volta a semipadiglione e la sagrestia conserva la crociera originaria.
La muratura segue la tradizione locale con pilastro centrale a croce, pilastri laterali parzialmente inglobati nei muri e archi a tutto sesto; pennacchi raccordano le coperture e le cupole sono costruite con conci di tufo. I restauri del 1960 riportarono alla luce le strutture in pietra a vista, i pennacchi angolari e vari elementi decorativi scolpiti, tra cui formelle floreali, il volto di Cristo in croce e quello della Vergine Addolorata, oltre alla rimozione del pulpito ligneo e alla ricollocazione della lastra tombale della cripta. La chiesa, priva di presbiterio, ospita tre altari, originariamente due: il maggiore dedicato a Santo Stefano e quello di San Donato nella navata minore; la cantoria lignea si trova sopra l’ingresso principale. Nella navata minore si aprono due nicchie con le statue di San Francesco De Geronimo e di San Michele Arcangelo, mentre nella nicchia sopra l’altare maggiore è collocata la statua di Santo Stefano, opera in cartapesta del 1909 di Giulio Cozzoli, più volte restaurata; nella grande nicchia del secondo altare a sinistra si trova la statua dell’Addolorata, donata nel 1865 dal priore Antonio Calò e con testa attribuita a Ferdinando Cifariello, restaurata nel 1965; su una colonna è posto un gruppo in cartapesta con due angeli che sorreggono la Sacra Sindone, anch’esso di Cozzoli e donato nel 1914 da Ignazio Pansini.
Tra le opere pittoriche spicca la tela settecentesca del Porta raffigurante la Madonna dei Martiri con i santi Donato e Irene, con la Vergine che sovrasta la città di Molfetta vista da ponente, oltre a dipinti quali “Madonna con Bambino, arcangelo Raffaele e Tobiolo” di Corrado Giaquinto, “San Gennaro” di scuola salentina del primo Settecento e “San Marco Evangelista”, attribuito a Nicola Gliri da Bitonto; completano l’apparato decorativo le quattordici stazioni della Via Crucis realizzate dall’artista cittadino Franco Poli e una statua lignea di San Liborio alta 1,60 m di autore sconosciuto del XVII secolo.
BIBLIOGRAFIA
Gaetano Viesti, La chiesa e l’arciconfraternita di santo Stefano di Molfetta: note e documenti, Molfetta, Mezzina, 2001.
Ignazio Pansini, La Chiesa e l’Arciconfraternita di S. Stefano, Genova, SIAG, 1980.


























