Intelligenza artificiale o spirituale?

“Apri i nostri cuori all’intelligenza delle Scritture, perché diventiamo testimoni dell’umanità nuova”. Così ci fa pregare la seconda Colletta all’inizio della celebrazione eucaristica. Dopo aver sperimentato il perdono di Dio con l’atto penitenziale, è un buon inizio per sedersi e ascoltare attentamente la Parola perché si rafforzi l’intelligenza del cuore, quella dello spirito, quella della fede. È la Parola il punto fondante e fondamentale per generare in noi credenti l’intelligenza spirituale e rinnovare la nostra stessa esistenza. Non può reggersi un albero senza le radici. Le radici dell’albero della fede e della nostra vita è la Parola del Signore contenuta nelle Scritture. 

L’invito di Pietro che ascoltiamo nella prima lettura, convertitevi e cambiate vita, va in questa direzione. La stessa direzione additata da san Giovanni nella seconda lettura: Chi osserva la sua parola, in lui l’amore di Dio è veramente perfettoNella pericope evangelica giovannea si parla chiaramente dell’intelligenza spirituale: [Gesù] aprì loro la mente per comprendere le Scritture

Oggi parliamo di intelligenza artificiale che, attraverso speciali e complessi algoritmi, simula e decifra il pensiero umano. È, chiaramente, un evento di portata umanitaria quella che stiamo vivendo, e che affonda le sue radici in una evoluta tecnologia che, senza nemmeno troppa discrezione, si sostituisce al lavoro umano e al suo pensiero. Tra i pro e i contro di questo evento super tecnologico, non possiamo dimenticare che l’uomo di oggi necessita di una intelligenza spirituale, quella che non lo sostituisce con un robot ma implica il suo pieno coinvolgimento. Forse è la mancanza di questa intelligenza, che entra nelle profondità viscerali umane, quelle più intime, che genera una umanità robotizzata, una umanità che accantona anche il metodo empirico di concepire la sua esistenza e anche la sua stessa fede cristiana o comunque la fede in genere. Parafrasando il linguaggio filosofico, Gesù oggi chiede ai suoi discepoli di non dimenticare il metodo empirico, quello esperienziale: mostrò loro le mani e i piediAi dodici ha chiesto di fare esperienza concreta di lui, senza relegare la fede ad un per sentito dire, ad un ascolto indifferente, ad una immaginazione artificiale. 

Come si concretizza l’intelligenza spirituale? Nella comprensione delle Scrittura. È l’assimilazione della Parola di Dio nella nostra esistenza di credenti che potrà aprire mente e cuore. Un’assimilazione fatta di preghiera, meditazione, annuncio, carità, comunione. 

Oggi manca questo tipo di intelligenza per cui tanti cristiani sono all’asciutto circa la conoscenza della Parola del Signore, quasi la ignorano, non sanno aprire mente e cuore alla sua comprensione e alla sua traduzione, generando una comunità di credenti senza fondamenta e senza contenuto, una comunità tiepida e senza ardore, una Chiesa senza più passione e avvinghiata a tradizionalismi e ad una retorica senza più senso. 

Saremo capaci di ripetere così come l’antifona del Vangelo ci farà cantare: Signore Gesù, facci comprendere le Scritture; arde il nostro cuore mentre ci parli?

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