Nella liturgia di oggi, IV Domenica del Tempo di Pasqua, il canto al Vangelo recita così: Io sono il buon pastore, dice il Signore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me. Il vangelo di Giovanni, invece, compie il resto: Alle mie pecore io do la vita eterna. L’immagine del buon pastore, secondo la pericope giovannea, simboleggia la sicurezza, la garanzia, la fiducia. Quello della pecora, invece, la fragilità e la precarietà dell’uomo. Se in prospettiva del tempo eterno il cristiano pone fiducia nella sua salvezza garantita da Cristo, il buon pastore che sacrifica se stesso, nella vita terrena non sempre le pecore sono circondate da guide sicure, da pastori capaci di offrire la propria vita per quelle del suo gregge. La figura del buon pastore deve richiamarci anche a quella delle nostre guide quotidiane. Per esempio un Sindaco, un Vescovo, un Amministratore, un capo di Stato. E allora chiediamoci questo: siamo in grado di riconoscere nelle persone che ci guidano nel quotidiano la figura del buon Pastore? Sono costoro persone che offrono sicurezza, garanzia e fiducia? O il lupo, oltre a minacciare il gregge dal suo interno, è in grado di fare paura anche al pastore?
Ricordiamoci che prima della vita eterna c’è questa, ed è proprio in questa che dobbiamo iniziare a farci tornare i conti e a non fare smarrire neanche una pecora.



























