Illustrissimo Signor Sindaco, cāĆØ un tempo per governare e un tempo per lasciare. Un tempo per guidare e un tempo per restituire le chiavi della cittĆ da cui si ĆØ stati chiamati ā per due (tre) volte ā a ricevere fiducia. E oggi, mentre anche il Suo tempo amministrativo si avvia alla conclusione naturale, desidero rivolgerLe, come ho fatto per il Vescovo Cornacchia, un saluto sincero e una parola franca, non di circostanza, non di convenienza, non di rancore. Ma di veritĆ .
Questa lettera nasce dallo stesso luogo interiore da cui sono nati, negli anni, tutti i miei editoriali.Ā Non la polemica personale, ma la responsabilitĆ civile. Non lāavversione verso lāuomo, ma la critica verso le scelte. Non lāostilitĆ , ma la coscienza.
Lei ha guidato Molfetta in due stagioni molto diverse della sua storia. Nel primo mandato (in realtĆ il secondo) ereditando il disincanto del commissariamento e in quello successivo attraversando una cittĆ appesantita da emergenze sociali, inchieste giudiziarie, crisi etiche, paure diffuse, fatiche collettive.
So bene ā e lo riconosco apertamente ā che amministrare non ĆØ mai semplice, soprattutto in tempi cosƬ convulsi. E per questo Le porgo il mioĀ rispetto umano, perchĆ© il peso di una cittĆ non si trascina senza ferire anche chi lo porta.
In questi dieci anni, Signor Sindaco, Lei ha ricevuto da me critiche severe. Le ha lette sul mio giornale, le ha viste circolare nei dibattiti pubblici, le ha avvertite ā talvolta ā come punte scomode o esagerate. Ma oggi, mentre ci salutiamo, desidero dirLe con chiarezza ciò che ho sempre custodito nel cuore: non ho mai avuto nulla contro di Lei come persona. Mai. Non una riga di ciò che ho scritto ĆØ mai nata da pregiudizio, da antipatia o da risentimento. Non un pensiero ha mai voluto ferire lāuomo. La critica ĆØ stata sempre, esclusivamente,Ā politica, civica, morale. Non personale. E se alcune parole sono state forti, ĆØ perchĆ© forte era il dolore per ciò che vedevo accadere alla mia cittĆ . AllaĀ nostraĀ cittĆ . Le mie osservazioni non hanno mai riguardato Tommaso Minervini ma il ruolo che Lei ha incarnato, quello delĀ ReĀ ā come lo chiamava don Tonino ā chiamato a āreggereā la cittĆ e a custodire il bene comune.
Nel corso degli anni Lei ha spesso evocato il nome di don Tonino Bello. Ha parlato delle sue parole, del suo esempio, della sua ābisacciaā. Lo ha citato nei discorsi, lo ha utilizzato come riferimento ideale. E in questo, glielo dico con sinceritĆ , avrei desiderato più coerenza. PerchĆ© don Tonino non si cita,Ā si vive. E Molfetta aveva bisogno non di un vescovo celebrato ma di una politica incarnata, non di bisacce piene di simboli ma di scelte piene di coraggio, non di croci esposte ma di croci portate sulle spalle del quotidiano.
Le ho giĆ dette queste cose ā e le ripeto oggi, nel salutarLa ā non per ferirLa ma per chiarezza. PerchĆ© una cittĆ non cresce sulle scenografie ma sulle coscienze. Ora che la sua stagione amministrativa si chiude, Le rivolgo un augurio vero, cordiale, umano. Le auguro di godersi il riposo che merita. Le auguro di ritrovare tempo per sĆ©, per la sua dignitĆ personale, per le sue radici, per le passioni che ha dovuto accantonare. Le auguro di riscoprire quella libertĆ interiore che spesso il potere soffoca, anche in buona fede. Le auguro ā e lo dico senza ironia āĀ di tornare a casa, a vivere ciò che la politica, con i suoi ritmi e i suoi pesi, sottrae a chi la esercita troppo a lungo.
à un augurio semplice, ma non banale. Che Lei possa finalmente sedersi su una poltrona non più politica ma domestica, non più esposta ma serena, non più combattuta ma pacificata. Molfetta ha bisogno di respirare. Ha bisogno di cambiare aria, passo, ritmo, sguardo. Ha bisogno di un nuovo linguaggio, un nuovo stile, una nuova generazione. Non per cancellare ciò che è stato ma per ricominciare ciò che non è riuscito.
E lo dico a Lei, con il massimo rispetto. Il dono più grande che oggi può fare a Molfetta ĆØ lasciarle spazio per guarire, spazio per rinnovarsi, spazio per ricominciare. Non tutti i contributi nascono dallāazione, alcuni nascono dal passo indietro.
Ill.mo Sindaco, La saluto con sinceritĆ e senza rancore. Le tenderei la mano volentieri, fuori dalla scena politica, perchĆ© ĆØ solo lƬ che le persone si riconoscono davvero: nel volto, non nel ruolo; nel silenzio, non nel comizio; nellāumano, non nellāistituzionale.
Porti con sé ciò che ha fatto di buono. Lasci andare ciò che ha pesato troppo. E permetta alla città di andare incontro al suo futuro con un volto nuovo. Le auguro pace, salute, serenità . E un tempo finalmente leggero, dopo anni di tempeste.
Con rispetto sincero e un augurio cordiale per il suo domani,
La saluto.
Sergio Magarelli

























