Rileggo il comunicato della nuova giunta con alcune considerazioni.
La prima: l’astrattezza della purezza ideologica della divisione della torta in giunta e la scarsa qualità del risultato finale. È stato utilizzato il principio della condivisione del potere da parte delle liste risultate vincitrici nella competizione elettorale, ma in concreto questo ha portato al commissariamento del sindaco da parte delle medesime. Tale spartizione del potere ha oscurato la chiarezza e potenza del traguardo ed ha enfatizzato la malleabilità del sindaco. Se andiamo di questo passo, il passato del divide et impera, anche recentissimo, ritorna totalmente presente. Solo Guglielmo Minervini e Paola Natalicchio hanno da subito preteso carta bianca.
Seconda considerazione: l’invadenza dell’apparentamento ideologico degli assessori nominati. È stato detto che la scelta dei nuovi assessori era garantita da una misura combinata di competenza tecnica e appartenenza partitica. Così si è rinunciato a preferire persone con un altissimo curricolo professionale senza alcuna tessera partitica e il nuovo sindaco ha scelto amministratori risultati essere più graditi ai componenti della coalizione che capaci di servire al massimo livello anzitutto il bene della città e di prestare a lei soltanto fedeltà. Per questo, resta fondato il dubbio che neanche la pubblicazione dei crediti professionali (non clientelari) e di benemerenza pubblica dei nuovi assessori garantisce l’eccellenza delle loro competenze a confronto con molti altri cittadini galantuomini della società civile. E questa ottica per nulla inclusiva viene usata citando strumentalmente e bugiardamente la politica generativa di Guglielmo Minervini.
Altra considerazione: il senso di delusione. La potenza della vittoria elettorale prometteva di più, mentre, invece, è svenduta dalla constatazione che alcuni sono riusciti a fare l’autostop e sono stati caricati in giunta anche soggetti da incerti trascorsi. Purtroppo la giovane età del capocomitiva non poteva saperlo. Né è stato aiutato dai suoi consigliori.
Altra considerazione: la paura e il senso accresciuto di insicurezza. I balli di festa della vittoria elettorale rischiano di finire per la fragilità dell’autorevolezza di questa giunta e la debolezza dei muscoli del capitano. La sua adeguatezza alle aspirazioni delle liste, più che al tormento e al sogno della rivolta elettorale, rende debole la bonifica delle enormi e pericolosissime energie negative presenti in città. C’è da sperare davvero che Manuel Minervini recuperi la consapevolezza di non aver bisogno delle dande protettrici dei capi delle liste, ai quali, peraltro, non va il merito della sua vittoria. Questa è stata solo sua e di una città stanca di mediocrità. La città prima o dopo ha dovuto fare i conti con i traditori presenti nelle compagini amministrative. E anche in questa nuova ce n’è di ritorno.
La conclusione la dice la canzone: “Ma Nino non aver paura di sbagliare un calcio di rigore. Non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore…”.
Insomma, la partita è appena iniziata. Aspettiamo di considerarla finita e persa. Lavori in corso. D’ora innanzi e almeno oltre i fatidici cento giorni, elevabili pure a mille, c’è il divieto assoluto di pensare a un nuovo torneo.

























