Home Attualità Il potere come verbo
Attualità

Il potere come verbo

Guglielmo Minervini, dieci anni dopo: la politica generativa tra memoria e attualità

351

Sono trascorsi dieci anni dalla morte di Guglielmo Minervini. Una ricorrenza che oggi non può lasciare spazio soltanto alla commemorazione, ma che deve innescare anche, forse soprattutto, un tentativo di verifica critica. Perciò serve chiederci, domandarci quanto di quel pensiero politico resti ancora praticabile, e quanto la distanza di un decennio ne abbia, invece, rivelato la natura, con il senno di poi, quasi profetica.
Guglielmo arrivò alla guida della città nel 1994, primo sindaco eletto direttamente dai molfettesi, in una fase di transizione istituzionale e civile che seguiva due lutti ravvicinati: l’uccisione di Gianni Carnicella nel luglio del 1992 e la scomparsa nel 1993 di don Tonino Bello. Un vescovo che aveva insegnato alla città, prima ancora che una teologia, un modo di stare al mondo con “le mani sporche e il cuore pulito”. Guglielmo, giovane, si assunse quella missione non come erede designato ma come chi si sente chiamato in causa. Incarnò, nel linguaggio laico dell’amministrazione, la medesima tensione profetica che don Tonino aveva praticato nel linguaggio della fede. Fu l’inizio di un “Percorso”, così come lo definì egli stesso, prima che la città imboccasse il ventennio successivo: quello del primo Tommaso Minervini, poi del senatore Azzollini, poi quello del secondo e terzo Tommaso Minervini, con la parentesi di Paola Natalicchio a fare da cerniera. Un ventennio diverso per stagioni e per stile, che di quel “Percorso” iniziale ha spesso conservato più la nostalgia che il metodo.
Alla base del pensiero politico di Guglielmo c’era un’idea di crisi radicalmente diversa da quella dominante nel discorso pubblico. Non una parentesi che si chiude da sola, un temporale che prima o poi passa lasciando tutto come prima, ma uno spartiacque che separa due epoche, capace di riscrivere gli strumenti stessi con cui leggiamo la realtà. Da qui la sua insistenza su un punto che oggi suona quasi anacronistico nella sua sobrietà: la crisi non va subìta come un tempo che si limita a scorrere uguale, mangiandosi il futuro, ma va abitata come un tempo-evento, un’occasione che può far irrompere il cambiamento a partire dal presente. Una generazione, sosteneva, chiamata a scrivere un futuro inedito piuttosto che a subirne una brutta riedizione.
Questa lettura della crisi come opportunità non era ottimismo di maniera. Era, piuttosto, la premessa di un’etica della responsabilità individuale che Guglielmo applicava con rigore quasi monastico.

PUOI CONTINUARE A LEGGERE IL TESTO INTEGRALE NEL NUMERO DI AGOSTO 2026, DISPONIBILE NEI PUNTI VENDITA AUTORIZZATI O IN ABBONAMENTO A QUESTO LINK

articoli correlati

Piscina comunale, un gestore sulla carta e un altro in vasca

La piscina comunale “Vincenzo de Cosmo” resta affidata ad Adriatika Nuoto. È...

Al Parco dei Nonni nasce il Giardino della Memoria

Molfetta avrà un nuovo luogo pensato per chi convive con l’Alzheimer e...

Tari, arriva il Bonus sociale comunale: sconto fino al 10% per i redditi bassi

Sconto sulla Tari per le famiglie con redditi più bassi. L’Amministrazione guidata...

Molti eletti, pochi chiamati

Nel vangelo di oggi, a conclusione della parabola delle nozze, l’evangelista Matteo...

WordPress Ads