A Molfetta è nato un quarto Comitato di Futuro Nazionale, inaugurato da tale Gerolamo De Palma, già coordinatore per il Canton Ticino del Movimento Associativo degli Italiani all’Estero e oggi responsabile dei pugliesi in Europa per conto del Comitato degli Italiani nel Mondo in Parlamento. In pochi mesi il partito pare che abbia messo “radici” in città con una velocità che, a leggere i dati, meriterebbe più attenzione politica di quanta ne abbia ricevuta. Perché l’attenzione purtroppo è finita altrove. Non sul merito. Chi è De Palma, cosa propone il partito, quale consenso intercetta e perché proprio a Molfetta. Ma sotto il post Facebook che ha dato la notizia, dove nel giro di poche ore si è consumato un rituale che a questo punto conosco a memoria, ossia l’insulto.
Non starò qui a riportare le frasi. Chi ha seguito i commenti sa di cosa parlo: paragoni zoologici, allusioni corporali, l’invocazione di un quoziente intellettivo minimo per non aderire, gli auguri di un ritorno anagrafico alle fogne. È un assortimento che non discute un’idea, la sotterra sotto il disprezzo, e lo fa, questa è la questione, senza spendere una sola parola sul contenuto di ciò che pretende di condannare.
C’è, in mezzo a tutto questo, anche un’invocazione alla tradizione. Molfetta “resistente e salveminiana”, si legge, non ha bisogno di certi comitati. È un richiamo certamente nobile, ma usato così stona. Salvemini non ha mai insegnato il disprezzo per l’avversario. Anzi, ha insegnato l’argomento, la fatica del ragionamento, la pazienza di spiegare perché un’idea è sbagliata invece di limitarsi a urlare che chi la sostiene è uno scarafaggio. Chi invoca la sua eredità per giustificare la volgarità, la tradisce due volte.
Il discorso non è se Futuro Nazionale meriti di attecchire a Molfetta, è una domanda legittima, e ciascuno è libero di rispondere come crede. Il punto è che il sistema democratico si regge esattamente sulla possibilità che nascano comitati, partiti, sensibilità diverse dalla propria. Il pluralismo non è un rischio da disinfestare, è la condizione stessa perché esista un confronto. Chi crede che un’idea sia pericolosa ha uno strumento più efficace dell’insulto, quello di spiegare perché lo è, con argomenti storici, sociali, politici. È più faticoso, indubbiamente, perché produce meno consenso in tempo reale sotto un post, ma è l’unica cosa che a Molfetta, città che si manifesta erede di una cultura civile precisa, dovrebbe distinguere il dissenso legittimo dalla gogna da tastiera.
Della quarta apertura di Futuro Nazionale in città, insomma, si saprà qualcosa di sensato solo quando qualcuno si prenderà la briga di analizzarla. Del livore sotto quel post, invece, si sa già tutto. Non ha bisogno di essere commentato, ha bisogno di essere debellato.



























