A soli tre mesi dal voto (24 e 25 maggio 2026), il silenzio inizia a tingersi di quiete claustrale. Nessuno schieramento politico è ufficialmente uscito allo scoperto. L’unica figura che si muove con metodo – metodo che riuscirebbe a fare impallidire tutti i meccanismi della cosiddetta Prima Repubblica – è quella di Pietro Mastropasqua. Come un moderno Guglielmo di Baskerville, Mastropasqua ormai da molto tempo si muove con pazienza cercando di sciogliere i misteri di una coalizione che appare ancora come un enigma irrisolto. Ormai il suo obiettivo è chiaro, intende unire l’inconciliabile: dalla sinistra alla destra, una maxi-coalizione, un “unicum” politico dove sembra che anche alcuni pezzi dell’ex amministrazione (Tammacco group), escludendo Amato e Paparella già in sella, potrebbero convergere su di lui, trasformando la competizione elettorale in una marcia trionfale priva di reali avversari. A oggi, la presenza di un solo candidato “pigliatutto” significherebbe ammettere che la politica locale ha smesso di produrre idee per limitarsi a gestire equilibri.
È ora che tutte le forze politiche si sveglino, che si facciano avanti, perché la delusione nella comunità molfettese inizia a farsi tangibile. Se il cambiamento era la “rosa” che i cittadini speravano di veder fiorire, ciò che potrebbe delinearsi è soltanto il nome, ossia una gestione della cosa pubblica che sembra cambiare pelle per non cambiare sostanza. In poche parole: la luce è poca e il tempo si è fatto breve. Svegliati Molfetta, o il cambiamento resterà solo nel nome, mentre la realtà rimarrà immobile, intrappolata nel suo stesso destino.



























