C’è un’immagine che più di ogni altra descrive l’attuale fermento politico a Molfetta: quella di un enorme, rumoroso e variopinto carrozzone. Un veicolo che avanza lentamente, imbarcando lungo il tragitto chiunque trovi sul ciglio della strada, senza chiedere documenti o certificati di coerenza. L’importante non è la destinazione, ma esserci, pronti a spartirsi i posti in prima fila una volta arrivati alla meta.
Il dato politico che lascia più sbigottiti è la metamorfosi del Partito Democratico. Quello che dovrebbe essere il baluardo del centrosinistra sembra aver deciso di “vendere l’anima” sull’altare di un pragmatismo che sa di sconfitta ideale. Invece di coltivare il proprio spazio naturale in una coalizione di sinistra, che appare ormai drammaticamente in ritardo, la maggioranza del circolo molfettese sembra ormai orientata a sostenere la candidatura di Pietro Mastropasqua.
Mastropasqua ormai non è più il “nuovo che si fa largo”, ma il “nuovo che trascina il vecchio”, considerando anche la “pesca miracolosa” che si sta per compiere nell’area dell’ex sindaco Tommaso Minervini. Dietro la facciata del rinnovamento, la coalizione che si sta delineando appare come un minestrone riscaldato dove il trasformismo è l’unico vero collante. La spaccatura interna al PD, con la nascita di “Coraggio Democratico“, è la prova di un disagio profondo: una base che non accetta di finire nel calderone di un’alleanza “di tutto, di più”, dove le differenze ideologiche vengono sacrificate in nome della vittoria a ogni costo.
Questa melina infinita, questo gioco a nascondino tra le forze politiche, sta prendendo le pieghe di una vera e propria presa per i fondelli alla comunità molfettese. Con una maggioranza così smisurata e “allargata”, l’idea di una vera campagna elettorale viene svuotata di senso. Non serve convincere i cittadini con le idee se l’unico obiettivo è sommare sigle e trasformismi per vincere a tavolino.
Molfetta merita chiarezza, non un’allegoria del potere che si auto-riproduce. Il rischio è che questo “carrozzone” arrivi sì al traguardo, ma lasciando a terra la dignità politica e la fiducia dei cittadini, stanchi di vedere partiti che cambiano pelle a ogni stagione elettorale. Se il prezzo per vincere è imbarcare tutti, allora forse la vera sconfitta è già avvenuta prima ancora di aprire le urne.
Il dato politico che lascia più sbigottiti è la metamorfosi del Partito Democratico. Quello che dovrebbe essere il baluardo del centrosinistra sembra aver deciso di “vendere l’anima” sull’altare di un pragmatismo che sa di sconfitta ideale. Invece di coltivare il proprio spazio naturale in una coalizione di sinistra, che appare ormai drammaticamente in ritardo, la maggioranza del circolo molfettese sembra ormai orientata a sostenere la candidatura di Pietro Mastropasqua.
Mastropasqua ormai non è più il “nuovo che si fa largo”, ma il “nuovo che trascina il vecchio”, considerando anche la “pesca miracolosa” che si sta per compiere nell’area dell’ex sindaco Tommaso Minervini. Dietro la facciata del rinnovamento, la coalizione che si sta delineando appare come un minestrone riscaldato dove il trasformismo è l’unico vero collante. La spaccatura interna al PD, con la nascita di “Coraggio Democratico“, è la prova di un disagio profondo: una base che non accetta di finire nel calderone di un’alleanza “di tutto, di più”, dove le differenze ideologiche vengono sacrificate in nome della vittoria a ogni costo.
Questa melina infinita, questo gioco a nascondino tra le forze politiche, sta prendendo le pieghe di una vera e propria presa per i fondelli alla comunità molfettese. Con una maggioranza così smisurata e “allargata”, l’idea di una vera campagna elettorale viene svuotata di senso. Non serve convincere i cittadini con le idee se l’unico obiettivo è sommare sigle e trasformismi per vincere a tavolino.
Molfetta merita chiarezza, non un’allegoria del potere che si auto-riproduce. Il rischio è che questo “carrozzone” arrivi sì al traguardo, ma lasciando a terra la dignità politica e la fiducia dei cittadini, stanchi di vedere partiti che cambiano pelle a ogni stagione elettorale. Se il prezzo per vincere è imbarcare tutti, allora forse la vera sconfitta è già avvenuta prima ancora di aprire le urne.



























