L’artista nacque a Molfetta il 7 maggio 1882. La sua innata predisposizione per l’arte e le spiccate attitudini al disegno si manifestarono fin dalla tenera età. Tuttavia, le difficili condizioni economiche della sua famiglia, essendo il quarto di nove figli, non gli permisero di proseguire gli studi. Con grande interesse, apprese gli insegnamenti di disegno dal pittore Michele Romano e, subito dopo aver completato la scuola elementare, iniziò a lavorare nel laboratorio del maestro marmista Sergio Sallustio.
Nel 1894, il rinomato scultore Filippo Cifariello fu incaricato dall’Amministrazione Comunale di realizzare il monumento a Giuseppe Mazzini, tuttora visibile su Corso Dante. In tale occasione, il giovane artista fu presentato al maestro Cifariello, il quale rimase positivamente impressionato dai disegni e dai modelli scultorei del Cozzoli. Per tale motivo, Cifariello lo invitò a lavorare nel suo studio a Napoli e, successivamente, in Baviera.
Presso la fabbrica di porcellane bisquit, Cozzoli affinò le proprie competenze nella creazione di statuette. Successivamente, si trasferì a Monaco di Baviera, all’epoca considerata la città più intellettuale d’Europa. Nel 1902, fu chiamato a prestare servizio militare a Firenze, dove ebbe l’opportunità di frequentare la scuola del nudo presso l’Accademia delle Belle Arti. In tale contesto, arricchì ulteriormente la sua formazione artistica, studiando i capolavori della scultura del Quattrocento e del Rinascimento.
Il 1904 ritornò a Roma, dove per poco tempo aprì un piccolo studio in Piazza Scossacavalli. Nell’estate del 1905, Giulio Cozzoli, all’epoca ventitreenne, lasciò la capitale e fece ritorno alla sua città natale, forte di un’ampia esperienza e di un ricco bagaglio di conoscenze artistiche. L’artista nutriva un profondo affetto per le tradizioni pasquali locali, in particolare per le mistiche processioni, considerate i momenti più significativi ed attesi dalla popolazione.
Animato da una grande passione per tali tradizioni, Cozzoli si dedicò alla lavorazione della cartapesta, realizzando statue di sublime bellezza destinate a essere portate in processione il Venerdì di Passione e il Sabato Santo. Fa eccezione il bel Volto della Madonna nel gruppo della “Pietà”, che fu solo ritoccato dall’artista.
Le frequentazioni romane dello scultore non si conclusero con il suo definitivo rientro a Molfetta. Nella capitale, infatti, ottenne la medaglia d’oro all’Accademia dei Virtuosi del Pantheon con il gruppo in gesso “San Pietro nega Cristo nel pretorio di Pilato”; ancora, al concorso dell’Accademia Nazionale di San Luca, nell’anno 1910, conseguì il premio d’onore con il gruppo in terracotta “Rivestire gli Ignudi”.
A seguito della Prima Guerra Mondiale (1915-1918), l’artista Cozzoli realizzò imponenti e raffinati monumenti commemorativi, collocati nella villa comunale di Molfetta e nella vicina Terlizzi. Di particolare pregio sono le due statue in marmo raffiguranti un agricoltore e un marinaio (1936-1937), posizionate ai lati estremi del portico del Palazzo della Provincia di Bari.
Presso la chiesa Sacro Cuore di Gesù a Molfetta, possiamo ammirare la lunetta collocata sul portone principale della chiesa nonché la stele a monsignor Pasquale Gioia.
Degna di particolare menzione è “La Deposizione”, opera monumentale che lo impegnerà sino al 1945 anno in cui termina la realizzazione in gesso dell’opera.
Il 15 febbraio 1957, Giulio Cozzoli si separa dalla vita terrena privandosi della possibilità di assistere alla trasposizione in bronzo dell’opera a cui aveva dedicato la maggior parte della sua vita: il gruppo monumentale michelangiolesco, “La Deposizione”. Quest’opera, di notevole valore artistico e di straordinaria fedeltà espressiva, che tuttora è esposta nell’area esterna del Museo Diocesano, è stata trasposta in bronzo da Maurangelo Cozzoli, nipote dello scultore, e presentata nel Duomo di Molfetta in occasione del quarantesimo anniversario della scomparsa dello scultore, il 15 febbraio 1997.
Le parole incise sulla lapide collocata presso l’edificio in cui Giulio Cozzoli nacque, visse e morì, sintetizza con notevole efficacia l’essenza profonda del suo impegno di uomo che fece dell’arte la sua ragion d’essere.
Nel 1894, il rinomato scultore Filippo Cifariello fu incaricato dall’Amministrazione Comunale di realizzare il monumento a Giuseppe Mazzini, tuttora visibile su Corso Dante. In tale occasione, il giovane artista fu presentato al maestro Cifariello, il quale rimase positivamente impressionato dai disegni e dai modelli scultorei del Cozzoli. Per tale motivo, Cifariello lo invitò a lavorare nel suo studio a Napoli e, successivamente, in Baviera.
Presso la fabbrica di porcellane bisquit, Cozzoli affinò le proprie competenze nella creazione di statuette. Successivamente, si trasferì a Monaco di Baviera, all’epoca considerata la città più intellettuale d’Europa. Nel 1902, fu chiamato a prestare servizio militare a Firenze, dove ebbe l’opportunità di frequentare la scuola del nudo presso l’Accademia delle Belle Arti. In tale contesto, arricchì ulteriormente la sua formazione artistica, studiando i capolavori della scultura del Quattrocento e del Rinascimento.
Il 1904 ritornò a Roma, dove per poco tempo aprì un piccolo studio in Piazza Scossacavalli. Nell’estate del 1905, Giulio Cozzoli, all’epoca ventitreenne, lasciò la capitale e fece ritorno alla sua città natale, forte di un’ampia esperienza e di un ricco bagaglio di conoscenze artistiche. L’artista nutriva un profondo affetto per le tradizioni pasquali locali, in particolare per le mistiche processioni, considerate i momenti più significativi ed attesi dalla popolazione.
Animato da una grande passione per tali tradizioni, Cozzoli si dedicò alla lavorazione della cartapesta, realizzando statue di sublime bellezza destinate a essere portate in processione il Venerdì di Passione e il Sabato Santo. Fa eccezione il bel Volto della Madonna nel gruppo della “Pietà”, che fu solo ritoccato dall’artista.
Le frequentazioni romane dello scultore non si conclusero con il suo definitivo rientro a Molfetta. Nella capitale, infatti, ottenne la medaglia d’oro all’Accademia dei Virtuosi del Pantheon con il gruppo in gesso “San Pietro nega Cristo nel pretorio di Pilato”; ancora, al concorso dell’Accademia Nazionale di San Luca, nell’anno 1910, conseguì il premio d’onore con il gruppo in terracotta “Rivestire gli Ignudi”.
A seguito della Prima Guerra Mondiale (1915-1918), l’artista Cozzoli realizzò imponenti e raffinati monumenti commemorativi, collocati nella villa comunale di Molfetta e nella vicina Terlizzi. Di particolare pregio sono le due statue in marmo raffiguranti un agricoltore e un marinaio (1936-1937), posizionate ai lati estremi del portico del Palazzo della Provincia di Bari.
Presso la chiesa Sacro Cuore di Gesù a Molfetta, possiamo ammirare la lunetta collocata sul portone principale della chiesa nonché la stele a monsignor Pasquale Gioia.
Degna di particolare menzione è “La Deposizione”, opera monumentale che lo impegnerà sino al 1945 anno in cui termina la realizzazione in gesso dell’opera.
Il 15 febbraio 1957, Giulio Cozzoli si separa dalla vita terrena privandosi della possibilità di assistere alla trasposizione in bronzo dell’opera a cui aveva dedicato la maggior parte della sua vita: il gruppo monumentale michelangiolesco, “La Deposizione”. Quest’opera, di notevole valore artistico e di straordinaria fedeltà espressiva, che tuttora è esposta nell’area esterna del Museo Diocesano, è stata trasposta in bronzo da Maurangelo Cozzoli, nipote dello scultore, e presentata nel Duomo di Molfetta in occasione del quarantesimo anniversario della scomparsa dello scultore, il 15 febbraio 1997.
Le parole incise sulla lapide collocata presso l’edificio in cui Giulio Cozzoli nacque, visse e morì, sintetizza con notevole efficacia l’essenza profonda del suo impegno di uomo che fece dell’arte la sua ragion d’essere.



























