Nei giorni 10 e 11 settembre Molfetta è tornata al centro della vita ecclesiale pugliese. Presso il Pontificio Seminario Regionale “Pio XI” si è svolta l’Assemblea ordinaria della Conferenza Episcopale Pugliese (CEP), il consesso che riunisce i vescovi delle diocesi di tutta la regione. Due giornate di lavoro dedicate a temi diversi ma legati da un unico filo: la responsabilità della Chiesa nell’accompagnare la vita delle persone, dei giovani come dei malati.
Tra gli argomenti affrontati, il bando per gli oratori estivi e i percorsi di formazione dei giovani in discernimento vocazionale, capitoli che riguardano da vicino il futuro delle comunità parrocchiali pugliesi. Ma è un terzo tema ad aver prodotto il documento più atteso dell’Assemblea: il fine vita.
Il dibattito sul fine vita, alimentato da recenti iniziative legislative regionali che coinvolgeranno anche la Puglia, ha spinto i presuli a redigere una vera e propria Esortazione, indirizzata alle comunità e, indirettamente, alla politica. Il tono è quello di chi chiede prudenza senza pronunciare un giudizio. I Vescovi, infatti, domandano che un tema “così delicato” non venga trasformato “in terreno di scontro elettorale o ideologico”, rivendicando per la vita e la morte “rispetto, competenza e un confronto serio nelle sedi parlamentari proprie”.
Nel merito, la posizione della Chiesa pugliese è netta: il suicidio medicalmente assistito non viene considerato “una risposta adeguata alla sofferenza”. Ma l’Esortazione si premura di chiarire che custodire la vita “non significa prolungarla ad ogni costo”, per questo i vescovi ribadiscono il rifiuto dell’accanimento terapeutico e la liceità della rinuncia a trattamenti sproporzionati, posizione che la Chiesa sostiene da tempo.
È tra questi due estremi, l’accanimento e l’anticipazione della morte, che il documento individua “uno spazio decisivo: quello della cura”. Prima di introdurre nuove procedure sul fine vita, scrivono i Vescovi, le istituzioni avrebbero il dovere di garantire concretamente ciò che dovrebbe già essere un diritto: cure palliative, terapia del dolore, assistenza domiciliare, hospice adeguati, sostegno alle famiglie e ai caregiver.
Il passaggio più diretto dell’Esortazione è forse quello rivolto alla coscienza collettiva prima ancora che alle norme: “Abbiamo fatto davvero tutto perché nessuno desideri morire perché si sente solo, abbandonato o si ritenga un peso?”. Una domanda che i Vescovi pongono come criterio di giudizio per ogni scelta pubblica sul tema, prima di qualunque discussione su nuove leggi.
Il documento si chiude con un auspicio rivolto esplicitamente alla Regione Puglia: scegliere “con coraggio una cultura della cura e della prossimità”, capace, recita testualmente l’Esortazione, di “custodire la vita senza accanirsi contro la morte e di accompagnare la morte senza anticiparla”.

























