Nella seconda domenica di ottobre, Molfetta festeggia i Santi anargiri Cosma e Damiano con una processione che si snoda dalla parrocchia San Gennaro, dove sono venerati, e percorre le principali vie cittadine, riccamente pavesate a festa con coperte colorate o con drappi con l’immagine dei Santi originari dell’Arabia.
La devozione dei molfettesi per i Santi Medici è molto antica. Infatti, sotto il parrocato di Luigi Saverio Nisio (1808-1825) il culto era già fiorente con novena e processione di antiche statue dei Santi. Gli attuali simulacri, di autore ignoto, furono scolpiti in legno nel 1859 con denaro di un devoto tale Giuseppe Attanasio, il quale fece altresì riedificare nella cappella, entrando a destra, un altare in marmo con due nicchie per accogliere le due nuove statue. E a proposito di questi Santi, sembra opportuno fare alcune precisazioni: Cosma e Damiano erano due fratelli. Gemelli? Non lo sappiamo, anche se fonti storicamente non attendibili sostengono di si. Sappiamo che avevano altri tre fratelli minori di nome Ántimo, Leonzio ed Euprepio. Della loro vita e delle loro vicende, ad esclusione del martirio che subirono unitamente ai due fratelli più noti, Cosma e Damiano, storicamente e agiograficamente, poco o nulla si sa.
Furono martiri “cinque volte”. Sopravvissero, infatti, alle prove dell’annegamento, della fornace ardente, della lapidazione, della flagellazione e finirono i loro giorni terreni con la decapitazione.
Il nome “Cosma” attribuito al Santo non è il femminile di Cosmo, come paradossalmente può sembrare, ma l’eredità del culto tributato al Santo in ambiente bizantino, in cui il nome per una qualsivoglia evoluzione aveva assunto la terminazione -as (Kosmas), che sia in greco antico sia in bizantino è maschile. Le forme onomastiche derivanti da questo Santo (Cosmo, Cosimo, Cosima e diminutivi) rispondono all’uso locale del nome originario, non esclusa la volontà di renderlo con la terminazione tipica del maschile nell’italiano moderno.
Nell’iconografia locale è simboleggiata una colomba tra i due simulacri: com’è noto, la colomba è simbolo dello Spirito Santo. Lo dice Matteo (3,16) a proposito del battesimo di Gesù. Ma nella fattispecie, la colomba è anche simbolo di fedeltà poiché i colombi sono monogami. Infatti, i Santi Medici furono fedeli a Cristo fino alla morte.
La processione esterna ha luogo la seconda domenica di ottobre perché, partecipandovi donne, uomini e giovani, questo dava la possibilità alla popolazione rurale di portare a termine le attività legate alla campagna vinicola. Si svolge al mattino perché in origine aveva una lunga durata. Infatti, iniziava alle ore 8 del mattino e terminava nel tardo pomeriggio verso le ore 16-17. Con il passare degli anni la durata si è sempre più ridotta, fino a raggiungere le attuali quattro ore (dalle ore 8 alle ore 12 circa).
Perché i due Santi taumaturghi si chiamano “anargiri”? Letteralmente significa “senza argento” cioè senza denaro perché praticavano l’arte medica con carità e gratuitamente. Essi unificavano le cure fisiche a quelle spirituali, ottenendo guarigioni con l’assistenza dello Spirito Santo.
Segni distintivi di questa processione sono: la partecipazione a piedi scalzi di molti devoti, oltre all’uso di ceri accesi. In particolare, a Bitonto i devoti camminano di spalle e con lo sguardo fisso ai Santi. I piedi scalzi rappresentano la prova per attestare la propria fede e la propria riconoscenza ai Santi che hanno guarito nella malattia, hanno aiutato nel bisogno. Il cero rappresenta l’offerta come segno personale di forte partecipazione.
La processione vuole essere una espressione della fede di ognuno di noi e sarà un rito autentico solo se vissuta come uno dei momenti di crescita del credente.
Cosmo Tridente
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