“I miei luoghi, la mia storia”

Fino al 25 di questo mese di maggio, presso la Sala dei Templari, è possibile visitare le opere pittoriche di Jose Perla, artista venezuelano, classe 1961, ampiamente apprezzato da critici d’arte (Spartaco Ballestrieri, Riccardo Sever, Ferdinando Chiodaroli, Carmelo Strano, Lia Ciatto, Mario Colamartino e Aquilles Ortiz) e da collezionisti sia istituzionali che privati in Venezuela, Stati Uniti, Italia, Spagna, Portogallo e Colombia. L’evento è stato promosso dalla Fondazione Vincenzo Maria Valente e patrocinato dal Comune di Molfetta.
Le opere ritraggono paesaggi esistenti o inventati dall’autore, in dialogo tra rispecchiamento della realtà e visione surreale dello scenario, tra la precisione dei dettagli e il concetto generale espresso dall’opera, tra le rimembranze sudamericane e le esperienze europee.
«Sì – ha affermato l’artista rispondendo a qualche domanda – tutto ciò corrisponde ad una mia caratteristica: anche se rappresentassi una marina o un paesaggio comune, non lo farei mai in forma tradizionale, poiché mi sforzo di elaborare la mia personale interpretazione».
Un tema ricorrente nelle opere di Perla è il mare che non è rappresentato schematicamente con pennellate astratte, bensì vi scorge un rigore nella rappresentazione del moto delle acque che si infrangono sugli scogli.
«Il mare è uno dei temi che prediligo. Lo dipingo sin dall’infanzia molto forte, tempestoso. Dunque quel suo movimento è voluto al fine di creare giochi di ombre e di luci, di verdi e di trasparenze. Poi lo racchiudo sempre in una chiave surreale rappresentando, per esempio, una tempesta che sfuma e diventa quasi eterea ai bordi oppure tra scogliere costituite da rocce surreali».
I visitatori della mostra restano attratti dalla complessa tecnica compositiva adoperata dal maestro Perla: è una tecnica mista che vede colori ad olio, acrilici o entrambi, abbinati all’uso di stucchi di base che creano spessore, materia, ossia «una mescolanza di tecniche col fine di conferire volume al colore».
La lettura di ciascuna opera non è mai banale, coinvolge chi ne fruisce, in un esercizio interessante. Per esempio nel dipinto “La rinascita”, Perla immagina la rinascita della culture e dell’arte ma questo rifiorire trova un parallelismo con la natura, rappresentata da un ramo secco dal quale rinasce un fiore: una metafora che richiama poeticamente temi richiedenti una urgente riflessione.
Il maestro Jose Perla ha accennato alla sua nascita in Venezuela da genitori molfettesi emigrati, agli anni della formazione a Milano, al ritorno in Venezuela richiamato dai ricordi degli incantevoli paesaggi e, infine, al ritorno in Puglia e a Molfetta in particolare.
Ha espresso parole di lode verso l’attività della Fondazione Valente: «Persone che promuovono l’arte, la cultura, la musica, generando simbiosi efficaci».

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