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I candidati ci sono, adesso i contenuti

In poche parole: la città ha bisogno di conoscere programmi veri e obiettivi concreti

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La città, finalmente, conosce in via definitiva i candidati sindaci che si contenderanno la guida delle prossime amministrative. Era un passaggio atteso, necessario, persino liberatorio dopo settimane di indiscrezioni, tatticismi, mezze conferme e manovre più o meno sotterranee. Adesso, però, il tempo dell’attesa è finito. Si entra nella fase decisiva, quella vera, quella in cui non bastano più i nomi, i simboli e le geometrie di coalizione. Da questo momento comincia la competizione elettorale nel suo senso più pieno e più serio.
E in questa cornice, al di là delle appartenenze e degli schieramenti, c’è un dato politico che merita di essere colto con attenzione, ossia la presenza di tre giovani figure sulle quali la città farebbe bene a puntare, indistintamente, a prescindere dalle coalizioni di riferimento. Perché una comunità che vuole davvero voltare pagina deve riconoscere valore, energia, visione e capacità laddove si manifestano, soprattutto quando a incarnarle sono profili che possono rappresentare un investimento sul futuro.
In questo scenario, Minervini e Logrieco, i più giovani tra i candidati, hanno quel quid che non è secondario, ma anzi decisivo. Non trascinano la zavorra delle passate amministrazioni, e non è poco. In una stagione nella quale i cittadini mostrano stanchezza verso formule già viste, equilibri già sperimentati e classi dirigenti che hanno consumato parole e occasioni, il fatto di presentarsi senza quel peso sulle spalle costituisce un elemento di indubbio interesse politico e civico. Non è, di per sé, una patente automatica di “verginità”. Ma è certamente una situazione che li mette nelle condizioni di parlare alla città con maggiore libertà, senza il fardello di dover giustificare ciò che è stato e che spesso non ha convinto.
Diverso è il discorso per Mastropasqua, la cui candidatura appare, nei fatti, come la sostituzione di Tommaso Minervini: una continuità più che una rottura. E questo è il punto politico centrale che gli elettori dovranno valutare con estrema lucidità. Perché ogni candidatura porta con sé non solo un nome e una faccia, ma anche una storia, un’eredità, un sistema di relazioni e una precisa collocazione rispetto a ciò che la città ha già vissuto. Negarlo sarebbe un esercizio poco utile e francamente poco credibile.
Ora che il quadro è definito, tuttavia, sarebbe un errore imperdonabile ridurre tutto a uno scontro di etichette, suggestioni o contrapposizioni personali. La città ha urgente bisogno di altro. Ha bisogno di conoscere programmi veri, obiettivi concreti, strumenti praticabili. Ha bisogno di capire cosa si intende fare per i quartieri, per il commercio, per la macchina amministrativa, per le grandi opere, per il decoro urbano, per i giovani, per il lavoro, per i servizi, per quella qualità della vita che troppo spesso resta prigioniera degli slogan e raramente si traduce in scelte verificabili.
È su questo terreno che si misurerà la serietà dei candidati. Servono idee chiare, tempi certi, priorità leggibili. Servono impegni che possano essere compresi dai cittadini e, domani, giudicati. Perché la città non chiede soltanto volti nuovi, chiede competenza, responsabilità e una visione amministrativa capace di tenere insieme presente e futuro.

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