Questa particolare domenica segna un cambio di passo. Infatti, oggi si conclude un anno liturgico per fare spazio al nuovo che si inaugurerà domenica prossima con il tempo di Avvento.
Oggi la Chiesa, creando questo spaccato liturgico, ci aiuta a concentrarci sull’immagine di Gesù quale Re dell’universo, facendoci contemplare il mistero della regalità di Cristo. Non può essere diversamente perché tutto il tempo liturgico ordinario ci ha aiutati a scoprire il volto umano di Dio nella missione del Figlio Gesù e quello che seguirà con l’Avvento metterà ancora più in evidenza questo aspetto umano facendoci contemplare la presenza reale di Dio nel mondo. Tra l’evento dell’Incarnazione del Figlio e la sua stessa missione si situa l’odierna festa ricordandoci che Gesù è, sì, uomo ma è anche Signore della terra e del cielo, è il Figlio del Padre. È uomo, ma è anche Re. È uomo, ma è anche divino.
Può stupire che per mettere in risalto la regalità divina del Cristo, la liturgia proponga il momento della crocifissione. Questo per farci capire che la signoria di Gesù non contempla una visione meramente umana, non è fatta di comandi e di scettri, di troni e di poteri. Quella di Gesù è una signoria all’inverso, cioè fondata su un amore che non conosce i soprusi umani, le violenze umane, i possessi umani, i dispotismi umani. Quella di Gesù è una signoria d’amore fatta di donazione, di fraternità, di pace, di mansuetudine. L’evento della crocifissione in questo particolare giorno domenicale ci aiuta non solo a concentrarci sull’evento stesso, quanto sul significato in esso rappresentato: Gesù è Signore e Re perché ama.
L’amore non conosce la violenza; l’amore non conosce il sopruso; l’amore non conosce le guerre; l’amore non conosce le armi atomiche; l’amore non conosce le vendette; l’amore non conosce politiche di chiusura; l’amore non conosce le diplomazie studiate a tavolino; l’amore non conosce le fragili tregue di pace.
L’amore ama e basta. L’amore si dona disinteressatamente senza attendersi nessun tipo di ricambio. L’amore si fa dono nell’offerta della propria stessa vita. L’amore perdona sempre e comunque. L’amore fa sempre il primo passo per incontrare gli altri. L’amore sa fare silenzio per non arrecare danno al prossimo e rispettarlo nella sua dignità. L’amore non affila nessun genere di armi, se non quelle della misericordia. L’amore non fabbrica armi super tecnologiche, ma sparge semi di speranza.
Mentre contempliamo la regalità amorevole di Cristo, l’odierna pericope evangelica si inserisce perfettamente nella situazione storica che stiamo vivendo dove, paradossalmente, per amore si uccide, per amore si muovono guerre, per amore si zittiscono gli altri, per amore si fa orecchie da mercante.
Il Vangelo ci ricorda, invece, che per amore dobbiamo lasciarci crocifiggere come e con Cristo; per amore dobbiamo donarci sempre; per amore dobbiamo farci prossimi; per amore dobbiamo perdonare; per amore dobbiamo andare incontro ai poveri; per amore dobbiamo costruire ponti di fraternità; per amore dobbiamo mettere al primo posto il Vangelo, bussola per la nostra fede ma anche per la nostra esperienza umana.
L’amore non contempla il stare a vedere, come la folla sotto la croce, ma fa sempre il primo passo; non guarda impotentemente, ma si fa prossima; non partecipa da spettatore, ma si fa protagonista di bene chi lo vive e lo compie.
L’amore rende signori!



























