Accade, da qualche anno a questa parte, che ci ritroviamo ogni giorno a dover celebrare una Giornata Mondiale o Internazionale dedicata a un evento, a un prodotto, a un animale, a una malattia, a tante situazioni, perfino le più ardue o le più ridicole. Questo calendario, con il passare degli anni, si è sempre più infittito di “Giornate” a tal punto da farci sentire quasi condizionati da un filantropismo imposto dall’alto. Ma, dobbiamo ammettere, con scarsi risultati, perché pur celebrando dal 1968, per esempio, la Giornata Mondiale della Pace istituita da Papa Paolo VI, alla resa dei conti nessuno è stato in grado di eliminare la guerra sulla faccia della Terra. O, ancora, la stessa Giornata Internazionale della Pace istituita dall’Onu nel 1981, e che si celebra ogni anno il 21 settembre. Prova ne è il conflitto, dagli scenari tuttora inquietanti, tra la Russia e l’Ucraina. Per non parlare poi di numerose altre guerre, quelle definite “a bassa intensità”, che si consumano ogni giorno e di cui quasi sempre non se parla nemmeno. Abbiamo, inoltre, da poco celebrato l’ennesima Giornata della Memoria, ma constatiamo che – nonostante le precedenti celebrazioni consumate con testimonianze, discorsi, concerti, film, rappresentazioni teatrali – la nostra memoria è rimasta cortissima se ancora oggi in Siria, in Yemen, in Afghanistan e in tutti i paesi del mondo, dove si continua a vendere armi, ci sono tanti bambini con il “cappotto rosso” che gridano la speranza di un futuro dignitoso.
Ecco, appunto, futuro. È quello che oggi ci manca. Abbiamo tantissime inutili giornate da ricordare e festeggiare, come la Giornata Mondiale della Pizza, della Nutella, del Gatto, del Cane, della Risata, delle Ostriche, del Bacio, dell’Amicizia, dei Sogni, del Benessere Sessuale, ma non ci accorgiamo che la nostra è solo una sopravvivenza, uno stentato vivere. E perché è sopravvivenza? Perché in tutte le giornate che viviamo, quelle da ricordare o da dimenticare, non siamo più in grado di trasmettere amore, compassione, servizio, generosità, onestà, trasparenza. E questo su tutti i fronti, a partire dal nostro impegno individuale per finire a quello comunitario, dalle aule delle scuole alle stanze del catechismo, dai tavoli della politica ai banchi delle chiese sempre più vuote.
E poi ci si mette, a giorni, pure San Valentino a farci ricordare la festa degli innamorati. Ed è questa la vera tragedia, oggi non siamo più capaci di innamorarci seriamente, in senso lato ovviamente. I sentimenti hanno una breve durata, hanno una resistenza limitata, superficiale, virtuale. Non siamo, per esempio, capaci di amare questa nostra città se contribuiamo a non farci rappresentare da amministratori veramente e profondamente innamorati a loro volta di Molfetta, questa bella “Signora” che ogni giorno di più mostra i segni delle sue rughe piuttosto che le sue virtù. Una città che ormai sopravvive, che non riesce a ringiovanirsi mentre continua a ricevere addosso solo e tanto cemento. Una Molfetta ormai vedova del suo compianto commercio, che fa fatica a rialzarsi, a riprendere il suo cammino, a rilanciarsi nonostante il suo tanto reclamato marchio di fabbrica, quello cosiddetto della “politica del fare”, che per noi si traduce, più che altro, in “politica del dare”. Come da sempre.
L’amore, dunque, quello vero, non lo riconosceremo mai nella nostra sopravvivenza giornaliera. E non lo troveremo neanche in tutte le “Giornate” da celebrare nel fitto calendario dell’ONU o di tante Organizzazioni non Governative. Come non lo troveremo mai nella demagogia della politica o sui tavoli di tutte le Cancellerie del mondo. L’amore, quello autentico, è da cercare in noi stessi. È in noi che dobbiamo risvegliarlo, è da noi stessi che deve partire il desiderio e la volontà di umanizzare tutte le giornate degli uomini. E allora abbandoniamo, o non sopravalutiamo, le tante “Giornate” inutili, cerchiamo invece di aggiungerne un’altra, una tutta nuova, inedita: quella del futuro. Ma un futuro che inizi sempre dal giorno prima.
Sergio Magarelli, Dell’amore e della sopravvivenza, L’altra Molfetta, Anno XXXIX, n. 2, febbraio 2023, pagg. 6-7.
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