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Dagli apostoli agli assessori

In poche parole: chi è stato chiamato a servire una comunità ha ricevuto un mandato, non un premio

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Nel brano del Vangelo di oggi, Matteo usa un’immagine agricola, contadina, concreta: il grano è maturo, il campo è grande, il sole picchia. C’è lavoro da fare, molto lavoro e gli operai scarseggiano. Provo a tradurla, questa immagine, nella Molfetta di oggi.
La messe è il porto che aspetta da decenni una visione, i giovani che partono e non tornano, le periferie che si sentono dimenticate, il commercio che arranca, la cultura che sopravvive per la sola ostinazione dei suoi operatori, il decoro del territorio sempre latitante. Questa è la messe. Abbondante, sì, ma nel senso del peso, non della fortuna.
Gesù ne chiama dodici. Li elenca per nome, e Matteo (non d’Ingeo) ce li nomina tutti, uno per uno, persone reali, con storie reali, con difetti reali. Tra loro c’è un pubblicano, cioè un esattore delle tasse, collaborazionista agli occhi dei più. C’è Simone il Cananeo, probabilmente uno zelota, un estremista politico. C’è perfino Giuda e l’evangelista non si risparmia, lo nomina e aggiunge subito una frecciatina: “colui che poi lo tradì”. Come a dire che anche nella squadra migliore, il rischio del tradimento esiste. Non si sceglie in astratto, si sceglie tra gli esseri umani disponibili.
Il sindaco Minervini sta vivendo esattamente questo momento. La città lo guarda con speranza, con scetticismo mentre compone la sua squadra. Gli assessori saranno pochi, perché la legge è quella che è. Ma la messe, come abbiamo detto, è abbondante.
La tentazione, in questi frangenti, è sempre la stessa. Scegliere in base alla fedeltà, alla gratitudine elettorale, all’equilibrio tra le correnti. È una tentazione comprensibile. È anche, però, una tentazione che Gesù sembra voler smontare dall’inizio. Lui non chiama i migliori oratori, né i più esperti di legge mosaica, né i più potenti. Chiama chi è disposto ad andare, chi accetta di ricevere gratuitamente e dare gratuitamente. Il Vangelo di oggi ci mostra un Uomo che guarda la folla senza giudicarla, che sceglie collaboratori imperfetti e che affida loro un compito enorme con pochissime risorse, e che dà un solo criterio operativo: gratis. Se c’è una parola che la politica molfettese, come tutta la politica italiana, fatica a pronunciare, è proprio questa. Gratis. Senza tornaconto, per il bene comune. In politica, raramente si riceve qualcosa gratuitamente. C’è sempre un debito, una cambiale, un favore da restituire. La macchina del consenso funziona così da sempre, e Molfetta non fa eccezione.
Ma il Vangelo, e qui il laico può permettersi di leggerlo come testo di etica civile, prima ancora che di fede, dice altro. Dice che chi è stato chiamato a servire una comunità ha ricevuto un mandato, non un premio. E quel mandato va onorato senza calcoli, senza tenere il conto, senza aspettarsi la restituzione. Gli assessori che Minervini sta scegliendo dovrebbero entrare in Comune con questa consapevolezza tatuata da qualche parte: non siete qui per voi. Siete qui per le pecore sfinite.
Gesù parte dai problemi da risolvere, comincia dalle persone che soffrono. Prima vede la stanchezza, poi pensa agli operai. È un ordine che la politica, purtroppo, spesso inverte perché prima si pensa alle strutture, alle deleghe, agli organigrammi. Oggi la città ha bisogno di essere guardata con compassione, nel senso etimologico del termine: cum-patire, soffrire “insieme”.
La messe è abbondante, gli operai sono pochi e la scelta di chi mandare nel campo è appena cominciata. Preghiamo, ciascuno a modo suo, che siano all’altezza.

Mt 9,36-10,8
In quel tempo, Gesù, vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe perché mandi operai nella sua messe!».
Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità. I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello; Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello; Filippo e Bartolomeo; Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo, figlio di Alfeo, e Taddeo; Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota, colui che poi lo tradì.
Questi sono i Dodici che Gesù inviò, ordinando loro: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele. Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date».

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