Si chiama Conversazioni dal mare, e dal 2017 al 2023 ha animato questa città con incontri, voci, idee che arrivavano da lontano e portavano con naturalezza le cose belle. Poi, a un certo punto, è andato via. Dal 2024 il festival ha trovato casa a Mattinata e a Giovinazzo. E Giovinazzo, va sottolineato, ha saputo tenerlo, crescerlo, farlo diventare un appuntamento che porta lustro a quella città.
Nel frattempo, a Bisceglie, Libri nel borgo antico è diventato un evento di respiro nazionale. Una città che ha creduto nella cultura come leva identitaria e turistica, e oggi raccoglie i frutti di quella scommessa.
E Molfetta? Molfetta si accontenta. Di poco, di pochissimo. Di qualche iniziativa sporadica, di piccole storie italiane organizzate con buona volontà da una libreria cittadina (sia chiaro, il merito di chi ci prova va riconosciuto) ma senza una visione, senza una regia istituzionale, senza l’ambizione che una città di questa storia e di questa posizione geografica meriterebbe.
Il turismo culturale non è un optional, è infrastruttura, economia, identità. E Molfetta, città di mare, città di vescovi e di poeti, di scrittori e storici, di artisti e scienziati, non può permettersi di guardare i vicini crescere mentre essa resta ferma.
Il nuovo assessore alla cultura ha davanti a sé un’occasione concreta, quella di riportare Conversazioni dal mare a casa sua. Se questo non fosse possibile, l’alternativa non è certamente il niente. Occorre creare un festival nuovo, tutto molfettese, capace di costruirsi negli anni una identità solida e riconoscibile. Ma, e qui sta il problema, affidato a persone di cultura, a professionisti con competenze reali, capaci di elaborare un progetto serio, stabile, affidabile. Non l’ennesimo “progettino” consegnato agli amici della politica come premio di fedeltà. Quella stagione deve essere finita.



























