Tra pochi giorni il Comune di Molfetta dovrà affrontare una questione che merita una riflessione pubblica: il futuro dell’incarico conferito all’avvocato Giuseppe Maralfa quale supporto alle attività di prevenzione della corruzione e della trasparenza.
Quando la nomina fu disposta nel luglio del 2025, il contesto amministrativo appariva straordinario. Le numerose vicende giudiziarie che avevano interessato amministratori, dirigenti e attività comunali avevano determinato una situazione che lo stesso Segretario Generale descriveva come particolarmente complessa e tale da generare difficoltà nella gestione dell’ente. In quel quadro, l’affidamento di un incarico esterno, dal costo di circa 30 mila euro annui, venne presentato come una misura eccezionale per affrontare una fase altrettanto eccezionale. Da allora, però, molte cose sono cambiate.
Il sindaco Tommaso Minervini è decaduto, il Comune è stato amministrato da un Commissario Prefettizio e successivamente i cittadini hanno eletto un nuovo sindaco, Manuel Minervini. Nel frattempo, la struttura burocratica dell’ente ha progressivamente ritrovato una condizione di maggiore stabilità e diversi dirigenti sono tornati a svolgere le proprie funzioni.
A questo si aggiunge l’indirizzo politico che il nuovo sindaco sta imprimendo alla costruzione della squadra di governo cittadina. La scelta dichiarata di puntare su assessori caratterizzati da competenze professionali e capacità amministrative dovrebbe rappresentare un ulteriore elemento di garanzia per il buon andamento dell’azione pubblica e per una gestione improntata a criteri di legalità , trasparenza ed efficienza.
Se questa è la direzione intrapresa dalla nuova amministrazione, diventa ancora più legittimo chiedersi se permangano le condizioni eccezionali che avevano portato all’istituzione del “tutor anticorruzione”. Dopo il commissariamento, il Comune di Molfetta è oggi un ente amministrativamente risanato oppure permane una situazione tale da richiedere il mantenimento di strumenti straordinari? Se il Commissario è stato chiamato a garantire legalità , imparzialità e corretto funzionamento dell’amministrazione, quali risultati sono stati raggiunti? Le criticità che avevano giustificato la nomina del tutor sono state superate oppure sono ancora presenti?
Queste domande non riguardano la professionalità del tutor incaricato. Riguardano piuttosto l’opportunità di prorogare un incarico nato in una fase emergenziale.
Se il lavoro svolto durante il commissariamento ha prodotto gli effetti attesi, se le procedure amministrative sono state ricondotte a una condizione di normalità e se gli uffici hanno recuperato piena operatività , allora sarebbe lecito chiedersi se esistano ancora le ragioni che avevano giustificato quella scelta. Al contrario, un eventuale rinnovo dell’incarico implicherebbe una valutazione diversa: quella secondo cui persistono criticità tali da rendere necessario il supporto esterno. Per questo motivo sarebbe utile che l’amministrazione comunale chiarisse pubblicamente alcuni aspetti.
Quali risultati concreti ha prodotto l’attività del tutor anticorruzione durante quest’anno? Quali criticità sono state risolte? Quali permangono ancora oggi? E soprattutto, quali elementi oggettivi giustificherebbero l’eventuale prosecuzione dell’incarico?
Sono interrogativi che meritano risposte chiare. Perché se la fase emergenziale è stata superata, se il commissariamento ha svolto il proprio compito di riequilibrio amministrativo, se i dirigenti sono tornati ai loro posti e se la nuova amministrazione intende caratterizzarsi per competenza e qualità della propria classe di governo, allora forse è arrivato il momento di tornare alla piena normalità istituzionale, affidando le funzioni di controllo e prevenzione della corruzione agli organi e ai funzionari che la legge individua come naturali responsabili di tali attività .
Se invece quelle criticità esistono ancora, sarebbe giusto che i cittadini ne fossero informati. Perché la questione non riguarda una persona né una scelta professionale. Riguarda il modello di amministrazione che Molfetta intende darsi per il futuro.
E la domanda, alla vigilia della scadenza dell’incarico, resta semplice quanto inevitabile: il tutor anticorruzione è ancora una necessità oppure è diventato il simbolo di un’emergenza che la città dovrebbe ormai essersi lasciata alle spalle?


























