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Chi vuole fare il sindaco?

L’unico cambiamento positivo che potrebbe venire dalle prossime elezioni non riguarderà il sindaco o una maggioranza credibile, ma un’opposizione radicalmente nuova

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Chi vuole fare il sindaco? È difficile rispondere in una città in cui si cerca di diventare assessore o consigliere regionale – si “guadagna” di più faticando meno – ma il sindaco proprio NO!
Sono certo che a Molfetta non mancano persone capaci e degne di rivestire quel ruolo, ma per loro scendere in campo è come cadere in un burrone, perché è assente il sostegno dei concittadini, confusi e ammutoliti. Ed hanno ragione.
Rallentiamo un poco il ragionamento. Partiamo da una considerazione: in città dicono che c’è aria di felicità per il fatto che l’ex sindaco Minervini ha trovato validi avvocati e la Cassazione ha inquadrato la sua vicenda dentro i confini della legalità. Ad oggi.
Ma il guaio è proprio questo: come si fa ad essere contenti quando i restanti confini, quelli che non sono di competenza degli avvocati e della Cassazione, quelli etici e morali della giustizia e della politica, restano evanescenti, sospesi, se non anche palesemente negati? Ho sempre scritto che la questione Minervini non era quella del denaro o degli affari personali, ma di una città arresa alla megalomania e alla speculazione, esercitate anche rispettando formalmente la corrispondenza delle delibere alle leggi e trascurando la correttezza sostanziale, il significato non equivoco delle parole, la rettitudine, la sicurezza sociale, la solidarietà.
Di conseguenza, come la fedina penale di una persona disonesta può essere pulita, così la qualità civica di una città è testimoniata solo da storie amministrative dignitose. E le dichiarazioni di Minervini, in queste ore, stanno raccontando che per un sindaco importante è che sappia evitare gli arresti, perché l’onestà non è necessaria. Egli ha rispettato le leggi ma è stato tradito dagli amici delle precedenti merende consumate insieme, tutte legali. E questi stessi amici ora hanno preparato un nuovo pranzo con ingredienti ancora più furbi, cambiando forse solo i nomi delle taverne. Volete la prova lampante? In queste ore, il Pd locale pare dominato ancora una volta, e da decenni, da un esponente divenuto amministratore di un ente regionale grazie a Michele Emiliano.
Orbene alcuni suoi amici, compreso il segretario del partito, sono risultati vincitori di un concorso per diventare dipendenti in quell’ente. Vi pare che serva mettere in dubbio che quel concorso sia stato espletato nel rispetto della legge? Io non lo metto affatto in dubbio, ma mi vergogno comunque. Devo questa vergogna per rispetto dei figli miei e di tanti molfettesi che si fanno il mazzo per esprimere il loro valore. Provo ancora questa vergogna quando constato che quegli amici degli amici hanno avuto la spudoratezza di riproporsi come protagonisti di un recupero etico del governo della città, e per questo hanno organizzato un largo tavolo di trattative per eleggere il sindaco, invitando tutti quelli che vogliono rimanere o diventare amici. E riprovo vergogna a vedere che di amici ce ne sono troppi in città. Battiti live di povera gente. D’altronde il menu previsto è molto ricco: appalti da vincere con contorni di aragoste, licenze da concedere con agretto di ricatti, concorsetti da manipolare con voti di scambio, contributi dei servizi sociali donati per meritare il baciamano, ecc.
Dire vergogna forse è poco.
Il verissimo guaio resta che, fuori dalla sala da pranzo, c’è un’opposizione che balla da sola, non riesce a rivedere i propri comportamenti settari e a capire l’inefficacia di comunicati, petizioni e discorsi nelle chat e nei consigli comunali. Le sezioni di partito si chiamano internet e TikTok. E sembra veramente andato il tempo in cui in città camminava riverito chi faceva coltivare sogni di rinascita. Gli stessi consiglieri regionali sembrano più padrini col sigaro in bocca a controllare la piazza che ad animarla. Pure le campane della chiesa suonano maggiormente a morto che a vivo. Insomma, la politica a Molfetta è diventata soprattutto questione di parcelle per la protezione di studi legali, non di responsabilità morale, partecipazione solidale, cura della gente, passione onerosa, coesione sociale, sincerità.
E voi pensate che i galantuomini possano essere degli altruisti sciocchi e scivolare in questo pantano?
Perciò sono convinto che in questa situazione l’unico cambiamento positivo che potrebbe venire dalle prossime elezioni non riguarderà il sindaco o una maggioranza credibile, ma un’opposizione radicalmente nuova, capace di garantire l’ascolto della città oltre al controllo del governo pubblico. Possono farlo non giocolieri di frasi proclamate nell’imminenza delle elezioni, ma testimoni di cittadinanza positiva, portatori di una memoria collettiva di dignità, discendenti di molfettesi onesti che amano zappare la terra e non le giravolte con le poltrone del consiglio comunale.

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