Si chiude con una pronuncia netta della Corte di Cassazione la vicenda giudiziaria che, nell’ultimo anno, aveva travolto l’ex sindaco di Molfetta Tommaso Minervini, arrestato nell’ambito di un’inchiesta su presunte irregolarità nella gestione degli appalti pubblici comunali. I giudici della Suprema Corte hanno, infatti, annullato senza rinvio sia l’ordinanza con cui il gip del Tribunale di Trani aveva disposto la misura cautelare, sia il successivo provvedimento del Tribunale del Riesame che aveva attenuato il quadro, sostituendo gli arresti domiciliari con il divieto di dimora per un anno negli uffici comunali.
Nelle nove pagine di motivazioni, la Cassazione usa parole che segnano in modo definitivo il perimetro della vicenda cautelare: “Non è prospettabile un diverso epilogo in un eventuale giudizio di rinvio”. Un passaggio che, di fatto, mette la parola fine al procedimento relativo alle misure cautelari e chiarisce come non vi fossero i presupposti per giustificare l’arresto dell’ex primo cittadino. Secondo la Suprema Corte, dunque, il quadro accusatorio non era tale da sostenere l’applicazione di una misura restrittiva nei confronti di Minervini.
La sentenza della Cassazione rischia ora di avere anche un forte peso sul piano pubblico e politico. Se da un lato il procedimento principale potrà seguire il suo eventuale corso secondo le valutazioni dell’autorità giudiziaria competente, dall’altro la decisione della Suprema Corte imprime una svolta rilevante: Minervini, secondo i giudici, non doveva essere arrestato. Un’affermazione destinata a riaccendere il dibattito non solo sulla fondatezza iniziale dell’impianto accusatorio, ma anche sugli effetti che l’inchiesta ha prodotto sugli equilibri amministrativi e istituzionali della città.
Per Molfetta si apre adesso una fase di riflessione doppia, giudiziaria e politica. Da una parte resta il peso di un’inchiesta che ha segnato profondamente la vita pubblica cittadina; dall’altra emerge con forza il pronunciamento della Cassazione, che ridisegna il senso dell’intera vicenda cautelare. E lo fa con una formula che lascia poco spazio a interpretazioni: nessun rinvio, nessuna rivalutazione, nessun diverso esito ipotizzabile. Sul fronte delle misure cautelari, il caso è chiuso.



























