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“Carnicella come bussola, Altomare come umanità”

Manuel Flavio Minervini si racconta: il peso della responsabilità, le priorità dei primi cento giorni, il porto, l'urbanistica, i giovani, ASM in perdita. E due figure del passato come modelli per governare senza fare l'uomo solo al comando

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È passato un mese dal ballottaggio che ha consegnato a Manuel Flavio Minervini le chiavi di Molfetta con un margine netto e inequivocabile. Eppure il neo-sindaco non sembra un uomo che si accomoda sulla vittoria. Quando lo incontriamo nella stanza del Municipio, quella che – dice lui stesso – ti fa capire dove sei arrivato, parla con la consapevolezza di chi ha già messo da parte i panni del candidato per iniziare a fare il sindaco.
Non tutto è chiaro, ovviamente. I conti di ASM pesano, i cantieri del porto restano incompiuti, le periferie attendono da decenni. Ma Minervini ha un metodo, o almeno così sostiene, e un’idea di città che va oltre il decoro e le sterpaglie tagliate la prima settimana: consumo di suolo zero, rigenerazione dell’esistente, un porto con vocazione mista, un teatro pubblico al Parco di Ponente entro la fine della consigliatura. Obiettivi ambiziosi per una macchina amministrativa che sta ancora imparando a conoscere.
Parla anche di coalizioni e di comunità politiche da responsabilizzare, di un dialogo con la Chiesa fondato sulla separazione netta dei ruoli, di una stampa locale che considera contropotere – «siccome ho sempre fatto contropotere, non posso dire il contrario» – e di due sindaci del passato che porta come bussola, con cautela diversa: Carnicella per la rettitudine istituzionale, Matteo Altomare per l’umanità.

Sindaco, è passato poco tempo dall’insediamento. C’è stato un momento, in questi primi giorni, in cui ha sentito il peso reale della carica, non l’emozione della vittoria, ma la responsabilità?
È difficile individuare un momento specifico. Se provo a fare mente locale, probabilmente è stato quando sono entrato in questa stanza, che è una stanza istituzionale, non priva di peso, e ho cominciato a realizzare la dimensione della responsabilità che mi stava davanti. Nella prima settimana ho incontrato tutti i dirigenti. Ciascuno mi ha rappresentato le criticità del proprio settore, e io ho cercato di mettere in campo il programma dei centottanta giorni di cui avevo parlato in campagna elettorale, per lavorare non soltanto in difesa, ma anche in attacco. Quell’elenco di responsabilità e di vertenze aperte ti fa capire, in profondità, il peso del ruolo.

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