Tu sei sempre rimasto a casa, nella tua Molfetta. Quanto è cambiata e cosa è rimasto di quella Molfetta dei Sunny Cola Connection?
Ho fatto questa riflessione proprio qualche sera fa. Pioveva, ero in macchina con mia moglie. Molfetta è una madre, è una città che io associo all’amore materno, nonostante le contraddizioni evidenti che la caratterizzano. Ho un affetto e un legame molto forte con Molfetta e la Puglia che non trascende mai nel campanilismo, però. Io sto bene qui e non vedo motivo di andarmene. Detto questo, mi fa impressione vedere i palazzi che vedevo quando ero bambino, però sono scheletri: al loro interno tutti i negozi, la vita che si muoveva, è cambiata completamente. È diversa l’anima, in quelle abitazioni c’è altra gente. E fa un effetto stranissimo, perché da un lato mi appartiene ma dall’altro mi sembra completamente estraneo.
L’intervista integrale sarà pubblicata nel numero di Dicembre 2025 in edizione cartacea e in digitale per gli abbonati a L’altra Maior


























