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Cambiare tutto per non cambiare niente (in silenzio)

In poche parole: la politica è morta, ma i suoi eredi godono di ottima salute

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Il declino della politica a Molfetta riflette un fenomeno di desertificazione ideologica ormai diffuso, ma che in questa città ha assunto tratti di estrema criticità. La dimensione del confronto politico, inteso come scontro tra visioni della città e progettualità a lungo termine, è stata definitivamente sostituita da una gestione puramente amministrativa e ragionieristica.
Le coalizioni che si stanno formando in vista delle scadenze elettorali non hanno più radici in valori condivisi o in appartenenze ideologiche, non stanno nascendo tra chi legge Marx e chi cita Sturzo, ma si configurano come aggregazioni di scopo finalizzate esclusivamente alla gestione del potere locale. Manca un ricambio generazionale e sociale: la scena pubblica è ormai dominata da decenni dalle stesse figure e dagli stessi gruppi familiari. Per questi attori, la politica si è trasformata da servizio alla collettività a principale strumento di tutela e incremento dei propri interessi, consolidando così un sistema di potere radicato che soffoca ogni reale possibilità di rinnovamento.
In questo contesto, le competenze tecniche e la preparazione politica sono state messe ai margini. Il ruolo dei giovani è emblematico di questa involuzione: saranno coinvolti quasi esclusivamente per finalità numeriche, per rastrellare i voti dei cugini e degli amici di calcetto e utilizzati come “riempilista” per intercettare consensi generazionali senza che venga loro concesso alcuno spazio decisionale o una reale prospettiva di crescita politica.
Con le prossime elezioni amministrative, ormai imminenti, il quadro appare statico. La mancanza di un’alternativa strutturata e la forza dei potentati economici e familiari preesistenti evidenziano che, nonostante l’appuntamento elettorale, l’assetto del potere rimarrà invariato, confermando l’incapacità della città di esprimere una nuova classe dirigente orientata al bene comune.
Le elezioni sono alle porte, il circo sta per riaprire. Ma a Molfetta, più che un rinnovamento, si respira l’aria de “Il Gattopardo”: cambiare tutto per non cambiare niente, in silenzio, così come ama reclamizzarsi il buon Nicola Piergiovanni (nella foto soltanto perché è una bella foto). La politica è morta, ma i suoi eredi godono di ottima salute e non hanno nessuna intenzione di lasciare il Palazzo.

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