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Bufera sull’Arca: il diluvio trasversale

In poche parole: quando il merito annega nel diluvio della politica

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Il mito dell’imparzialità sembra destinato, per l’ennesima volta, a piegarsi sotto il macigno delle logiche che non hanno niente da spartire con il merito. La vicenda del concorso indetto da ARCA Puglia Centrale ha, purtroppo, il sapore deludente di un’occasione perduta, ossia quella di dimostrare che la pubblica amministrazione non è l’arca di Noè riservata a pochi eletti, ma una casa capace di accogliere chiunque abbia la forza di bussare con il solo valore e le proprie capacità.
Il blocco delle assunzioni deciso dal presidente Antonio Decaro non è soltanto una manifestazione di prudenza, è anche il riconoscimento di un sospetto che aleggia attorno a una graduatoria che parla troppo, ma troppo molfettese: il primo della lista è già un dipendente dell’Agenzia oltre ad essere il Segretario del Partito Democratico di Molfetta; a occupare la terza posizione è la consorte di un prossimo candidato sindaco molfettese; al quarto posto un avvocato compagno di studio dell’Amministratore Unico dell’Arca stessa. E quando su cinque vincitori ben tre vantano un pedigree legato a segreterie di partito, ex assessorati o studi professionali, il dubbio smette di essere un sussurro per farsi grido. Peccato per tutti gli altri candidati che hanno presentato domanda e per coloro che hanno comunque superato lo scoglio della prova orale: il sogno di un lavoro dignitoso si è infranto contro il sospetto di un’Arca costruita su misura per chi ha già un posto al sole, mentre il resto della ciurma è lasciato a navigare a vista nella tempesta della precarietà. E senza considerare i fondi del PNRR, che così facendo rischiano di alimentare i soliti circuiti di prossimità.
L’intervento degli ispettori del Nucleo Ispettivo Regionale, accolto favorevolmente dallo stesso Amministratore unico di Arca, è al momento l’unica àncora di salvezza per restituire credibilità a un’istituzione che si occupa proprio di alloggi popolari, ovvero dell’ultima frontiera della dignità umana. Se l’indagine confermerà che la selezione è stata una “questione di famiglia politica”, non avremo solo uno scandalo amministrativo ma il naufragio definitivo della speranza di chi crede ancora nelle regole del gioco.
Perché in un mondo che già affoga di suo, l’unico diluvio universale che non possiamo permetterci è quello trasversale della politica che spazza via la giustizia sociale per far posto al clientelismo di ritorno.

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