Il 20 aprile 2018, in occasione del XXV Dies Natalis di don Tonino Bello, Papa Francesco fece visita alla nostra città. Oggi, 21 aprile 2025, è tornato alla Casa del Padre. In questo momento così doloroso ma anche delicato per la Chiesa Cattolica, ripropongo l’editoriale “Benvenuto Francesco”, forse uno tra gli scritti più rappresentativi della mia Direzione.
Benvenuto Francesco!
Benvenuto nella nostra città, Molfetta, dove il mare, con le sue ultime barche rimaste e riflesse nell’acqua, ti conduce indietro nel tempo di duemila anni e ti porta al pescatore Pietro di cui oggi sei l’ultimo degno successore. Un mare dal quale noi molfettesi attendiamo e speriamo quella pesca miracolosa che il tempo, lentamente e inesorabilmente, ci sta togliendo, lasciando soltanto sui fondali delle sue profondità le bombe all’iprite di una guerra di cui ancora oggi leniamo le ferite.
Insegnaci anche tu a camminare sull’acqua, come il Maestro fece con Pietro, perché noi molfettesi non abbiamo paura delle onde del mare ma delle sue mareggiate di disoccupazione, di dolore e di morte. Infondici coraggio quando le tempeste dei tempi moderni si abbattono sulle nostre famiglie, e minacciano il nostro futuro.
Insegnaci anche tu a calmare i venti, come il Maestro fece con Pietro, quei venti che aiutano il mare a imbarcarsi nelle nostre vite per affogarci nel cosiddetto relativismo etico. Siamo tutti pescatori come te, ma non abili come te, quando navighiamo dalla mattina alla sera sui mari di internet ma non peschiamo nulla perché non sappiamo da quale parte gettare le reti e finiamo di rimanere prigionieri nella stessa “rete”.
Insegnaci ad amare ancora il mare, quello vero, nonostante la paura dei ricordi. Il tuo nome è perfino un forte richiamo a un altro Padre, Francesco come te, che un giorno è partito per lasciarsi strappare le reti dai pesci ma non è più tornato. E nelle maglie di quella rete sommersa annega ogni giorno la sofferenza vivida di alcuni nostri concittadini e l’amarezza di una comunità intera. In fondo, a noi molfettesi non importa se le acque del nostro mare troveranno ospitalità in un porto turistico o commerciale, è importante per noi che i suoi spruzzi arrivino ancora oggi a bagnare il nostro pane quotidiano e a dare sapore alle nostre mense.
Benvenuto Francesco!
Benvenuto nella nostra città, Molfetta, dove la terra, con i suoi secolari alberi di ulivo, ti conduce ancora una volta alla notte del tuo predecessore nell’orto del Getsemani. Una terra dalla quale i pochi contadini rimasti sudano sangue per torchiare il frutto che lenisce i loro sforzi e le loro amarezze. Insegnaci anche tu, come il Maestro fece con Pietro, a vegliare e a non prendere sonno quando i detriti e gli scarti della nostra opulenza inondano di spazzatura le strade delle nostre campagne, dove ai papaveri e alle margherite abbiamo abdicato a favore della plastica e dell’amianto. E se qualche albero ha ceduto i suoi tronchi alla disperazione delle vittime dei nostri tempi, è perché i nostri concittadini non hanno saputo mercanteggiare i danari sporchi, al contrario di Giuda. In fondo, a noi molfettesi non importa molto se il terreno del nostro agro incontrerà la zappa di un contadino o le braccia meccaniche di un consorzio, è importante per noi che i suoi frutti arrivino ancora oggi incontaminati sulle nostre tavole a deliziare e a dare sapore ai nostri banchetti.
Benvenuto Francesco!
Benvenuto nella nostra città, Molfetta, dove un tempo i negozi accendevano le loro insegne e illuminavano le strade del centro cittadino, e dove il commercio vantava un’antica e fiorente tradizione. Insegnaci a capire che non è soltanto questione di crisi economica che ha visto non farcela molti dei nostri concittadini finiti nel cappio di una corda, ma è anche logica di accaparramento di forze di mercato che hanno spostato i mercanti da un tempio all’altro della città. E che non basta ridisegnare un’altra volta il corso principale di Molfetta se non sappiamo o non possiamo rimodulare le mappe occulte di chi progetta altrove il destino della nostra città.
Benvenuto Francesco!
Benvenuto nella nostra città, Molfetta, dove la cultura ha sempre avuto diritto di cittadinanza. Insegnaci a non dimenticare Gaetano Salvemini, Giulio Cozzoli, Giuseppe Poli, Vito Fornari, Corrado Giaquinto e tanti altri nobili e illustri concittadini che lustrano ancora oggi la storia molfettese. Insegnaci soprattutto a non brillare soltanto della loro luce, ma a generare con onestà e impegno nuovi moti culturali per la crescita della città.
Benvenuto Francesco!
Benvenuto nella nostra città, Molfetta, dove è nato ed è morto barbaramente ucciso Gianni Carnicella. Invitaci a non dimenticare il sacrificio di quest’uomo onesto, esempio di trasparenza e precursore della legalità. Ricordaci che amministrare una città è soprattutto servizio e non privilegio, e che continuare a vivere l’impegno politico sulla rotta da egli tracciata non è un’inversione di marcia, ma un’accelerazione verso una crescita comunitaria significativa e produttiva, non solo in termini etici.
Benvenuto Francesco!
Benvenuto nella nostra città, Molfetta, dove non è nato ma è morto don Tonino Bello. Insegnaci a non pronunciare il suo nome se prima non abbiamo saputo condividere e imitare il suo stile di vita. Aiutaci tu, Francesco, a capire bene e meglio l’espressione del Servo di Dio quando affermava che la nostra città «ha molta voglia di sacro ma poco desiderio di santità».
Spronaci, dunque, a fare cadere le livree delle apparenze che cerchiamo nella sacralità delle cose, così da scrutare meglio la santità che passa attraverso l’umanità delle cose.
Sostieni il nostro passo alla sequela di don Tonino, le cui orme anche Tu segui per sovrapporre le tue. Noi forse non abbiamo il coraggio di farlo. Eppure quelle orme le vediamo ancora, nonostante siano trascorsi venticinque anni non sono state cancellate. Le vediamo in stazione, dove dormivano i senzatetto; le vediamo in episcopio, dove l’accoglienza era di casa; le vediamo sui marciapiedi, dove agonizzavano i giovani in ostaggio della droga e dell’alcol; le vediamo nelle scuole e nelle chiese, dove sono state seminate le sue parole; le vediamo nelle marce e nei cortei, dove non mancava la sua presenza discreta ma incisiva.
Ecco, Francesco, quelle orme le vediamo dappertutto, ma facciamo ancora fatica a seguirle. Siamo statici, perché è più facile scrivere libri, costruire monumenti, fare conferenze, organizzare spettacoli teatrali, incidere dischi o realizzare opere artistiche. L’idea del cammino alla ricerca dei poveri, degli ultimi e dei bisognosi forse un po’ ci spaventa.
E allora, benvenuto Francesco!
Benvenuto in mezzo a noi molfettesi. Insegnaci a essere più coraggiosi, più audaci ma, soprattutto, più coerenti.
Aiutaci, sul tuo esempio e quello del Servo di Dio don Tonino Bello, a prendere il largo. Insegnaci dove gettare le reti, cosicché anche per noi sarà possibile una pesca miracolosa.
Di pesci e di uomini.


























