Siamo all’ultimo giorno di un Carnevale fiacco, reduce dal tentativo mancato di rilancio, che non diverte più nessuno. Resta l’ultimo rito, il “Funerale di Toma”. Quest’anno Toma rappresenterà allegoricamente la Politica. Il corteo funebre, accompagnato da una banda di musicisti stonati, sfilerà tra due ali di folla distratta.
In testa al corteo ci sarà un Arlecchino. Non quello affamato e saltellante della commedia dell’arte di tradizione, non il servo ingenuo, ma la versione aggiornata del “Servitore di due padroni”; il “garante degli equilibri” a destra, il “mediatore necessario” a sinistra. Una figura familiare, rassicurante nella sua ambiguità.
La sua maschera è cucita con brandelli di tessere di partito, promesse elettorali, case popolari, posti di lavoro a tempo determinato. La sua arte non è il lazzo, ma la tessitura di accordi invisibili, silenzi opportuni, coalizioni politiche che nascono civiche al mattino e diventano trasversali alla sera.
Un Arlecchino protagonista e regista di una scenografia in cui le marionette credono di muoversi autonome, ignare dei fili che le guidano. A ciascuno di loro, il manovratore, assegna un ruolo: al traditore di destra la dignità del “responsabile”, all’avventuriero di sinistra la nobiltà del “rinnovatore”.
Intanto qualcuno, dal catafalco funebre, lancia uno slogan rassicurante: “Torniamo all’ABC della politica: Ascolto, Bisogni, Cura”. Parole morbide, quasi terapeutiche. Una promessa di buone maniere istituzionali in una realtà che, da anni, confonde la gestione pubblica con l’arredamento di casa.
Sull’onda di questo slogan edulcorato, dalla strada si rivendica un’altra interpretazione dell’ABC: Avere Buona Conoscenza. Conoscenza della città reale, delle opere pubbliche ferme da un decennio ma sempre pronte a essere inaugurate; delle malversazioni, delle connivenze elastiche tra politica, interessi opachi e illegalità diffusa. Conoscenza dei problemi veri, non delle narrazioni poetiche e filosofiche.
In piazza, ad accogliere il corteo funebre, c’è lo spettro di un astensionismo al 70%, che non sarebbe soltanto un dato statistico. Sarebbe una dichiarazione collettiva di sfiducia, il rifiuto di scegliere tra opzioni interscambiabili, compromissorie, già viste. Arlecchino non teme l’astensione, la calcola. Arlecchino lavora in silenzio. Incolla ambizioni incompatibili, ricompone fratture apparenti, avvicina i “traditori” della destra agli “avventurieri” della sinistra. Dove gli altri gridano, lui sussurra; dove gli altri si dividono, lui somma.
Oggi la Politica Carnevale brucerà. Arlecchino sa che il Carnevale tornerà, sa che la politica, in questo paese, non muore mai davvero. Cambia solo costume.



























