L’apparizione di Gesù ai suoi discepoli si inserisce nella cornice dello stesso giorno di Pasqua. Al mattino sono state le donne a correre verso il sepolcro vuoto, mentre la sera è lo stesso Risorto che raggiunge i suoi discepoli in un luogo che sa di sepolcro perché, come specifica l’evangelista Giovanni, erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli. Mentre la risurrezione del Maestro è stato un evento che ha spalancato le porte, ha dato aria a ciò che era chiuso, i discepoli si rintanano senza comprendere subito che ciò che erano chiamati a fare era proprio uscire: uscire dalle loro paure, dalla loro timidezza spirituale, dalla diffidenza, dal torpore che genera una sofferenza. Dal buio della tristezza. Sarà Gesù stesso a dire loro, dopo aver mostrato mani e fianco: Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi.
Quei discepoli chiusi – si tratta di una chiusura interiore e spirituale – non avevano ancora sperimentato la forza dirompente della Pasqua, non erano persona risorte, credenti vivi. per questo Gesù, prima di inviarli, di farli uscire allo scoperto, soffiò il dono dello Spirito e disse: Pace a voi!
Non è che quel dono mancasse nella vita di quei primi discepoli, ma avevano sbarrato le porte del cuore, si erano lasciati prendere dalla paura, erano andati a nascondersi per timore, la sofferenza e la morte del loro Maestro li aveva disorientati e impauriti. È significativo che, alitando lo Spirito, Gesù mostrò le mani bucate e il fianco trafitto. Non li ammalia con delle promesse, non li accarezza con un dolcificante o un anestetico, ma li mette comunque di fronte alla realtà della sofferenza e della morte. quei segni, anzi, saranno il segno distintivo che dovrà accompagnare la missione della comunità cristiana.
Non è fuggendo dalla paura o dal dolore o dalla morte che ci si mette al sicuro e si pensa di annunciare il Vangelo di Gesù Cristo. Il contrario, l’annuncio evangelico è sempre frutto di un attraversamento dal buio alla luce, dalla disperazione di un dolore alla speranza, dalla morte alla vita.
La prima lettura ci offre l’immagine della gente che porta gli ammalati davanti all’apostolo Pietro. Come dire: si annuncia con le stimmate che la sofferenza prova nella vita e nel cuore di ciascun credente.
Nella seconda lettura l’apostolo Giovanni si definisce fratello e compagno nella tribolazione. La fede passa attraverso le stimmate del dolore, della sofferenza, della malattia, della morte.



























