Annalisa Altomare, oggi vicesindaco della giunta Minervini con le deleghe a Bilancio, Patrimonio e Partecipate, Personale, Affari Legali e Contenzioso, SanitĆ , non ĆØ una debuttante della politica cittadina. Fu sindaco di Molfetta a soli 34 anni, chiamata a raccogliere unāereditĆ drammatica: quella di Gianni Carnicella, il sindaco ucciso dalla criminalitĆ il 7 luglio 1992. Oggi, a 68 anni appena compiuti e in quota Partito Democratico, torna a sedersi tra i banchi della Giunta su chiamata diretta del sindaco Manuel Minervini, che in lei ha voluto valorizzare una risorsa importante: lāesperienza di chi la politica molfettese lāha vista cambiare pelle più di una volta.
Annalisa, lei torna anche in unāetĆ abbastanza adulta ad avere ancora passione per la politica, e a ritrovarsi oggi, addirittura, a ricoprire un ruolo di tutto rispetto come quello di vicesindaco e assessore al Bilancio. PerchĆ© era giovanissima quando ha mosso i primi passi…
Cosa mi spinge?
Esatto.
Sono vissuta nella passione antifascista della mia famiglia e nel suo impegno civico. Mia madre e mia zia hanno visto il proprio padre prelevato dalla loro abitazione e internato, conservo ancora i suoi lavoretti di artigianato fatti durante quel periodo, e mi hanno raccontato gli odori della guerra, gli odori del fascismo, e la necessitĆ di un impegno per la costruzione civile di un paese. Mio padre, figlio di un armatore di pesca, ha visto demolire la sua flotta, ĆØ precipitato durante la guerra nella più profonda povertĆ e ha fatto il garzone di panetteria. Ciò che ĆØ politico si ribalta sempre sulla vita quotidiana delle persone. Io sono cresciuta e sono stata educata in quel contesto. Ho cominciato prestissimo, nel Movimento studentesco, e poi nellāimpegno di partito. A 18 anni ero giĆ nei consigli di circoscrizione, con lāamministrazione Beniamino Finocchiaro. Credo sia una cosa che mi viene naturale. EtĆ adulta, non mi vergogno: ho 68 anni appena compiuti, ma ĆØ pubblico. Penso sia ancora il tempo di offrirmi.
Come ha visto cambiare la politica cittadina dal suo primo impegno a oggi?
Ć cambiata moltissimo. Prima di tutto ĆØ cambiato lāordinamento. Il sindaco era eletto dal Consiglio comunale, non direttamente dalla cittĆ . Gli assessori venivano eletti in Consiglio, con una votazione fra i consiglieri. Questo cambiamento ĆØ anche un cambiamento di attribuzioni, gli assessori eletti dal Consiglio avevano forse più poteri, potevano entrare un poā più nel tecnico. Oggi sono inchiodati a un ruolo forte di indirizzo, controllo, vigilanza. Ć un ruolo che da un lato esalta la capacitĆ di leggere i bisogni delle persone, dallāaltro, per chi come me ha vissuto professionalmente il ruolo di direttore di strutture estremamente complesse nel mondo della SanitĆ , formata a una managerialitĆ , comporta qualche disagio: si sa come dovrebbe essere fatto, ma non lo si può disporre direttamente. Gli assessori non dispongono. Il sindaco, nellāattuale ordinamento, ĆØ consigliere comunale e ha quindi una capacitĆ dāimpatto sulla struttura molto più forte. Ć un vantaggio, perchĆ© spinge la Giunta, la maggioranza, tutte le forze che vogliono costruire, ad avere un unico interlocutore (il sindaco) che fa da elemento di permeazione ed ĆØ, sotto certi aspetti, responsabile della coralitĆ dellāazione amministrativa, perchĆ© deve essere un coro. Non ho difficoltĆ ad adeguarmi a questo.
Non si sente un poā ridimensionata, dopo unāesperienza da sindaco, a svolgere il ruolo di assessore? Lei nel 1998 ha anche ambito alla carica di primo cittadino…
SƬ, e sono stata sconfitta.
Perciò, la sua esperienza forse va oltre lāassessorato. Non le sembra un poā riduttivo questo ruolo, un poā stretto?
No. Penso che lāazione politica non serva a coltivare lāorgoglio personale. Non ĆØ questo. Lāazione politica ĆØ portare un contributo, e cāĆØ un momento per ogni cosa. Se il Partito Democratico mi ha indicato per il ruolo di assessore, nella quaterna di nomi proposta al sindaco, e il sindaco ha ritenuto che io potessi essere utile in questo ruolo, per me va benissimo. Non soffro di ridimensionamento. Se si coltiva eccessivamente lāorgoglio personale, si rischia di diventare arroganti, invadenti: non ĆØ una mia ambizione. Sarò contenta finchĆ© sarò necessaria, se poi si riterrĆ che unāaltra persona possa fare meglio quello che sto facendo io, non ĆØ un problema.
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